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"La Prefettura è un organo dello Stato o è stata arruolata nel partito di Renzi, Alfano e Verdini?"

Lo hanno detto oggi in una nota congiunta Mario Conte, capogruppo della Lega Nord Liga Veneta, e Massimo Candura, segretario cittadino di sezione, commentando la situazione relativa all'emergenza profughi nel territorio comunale

TREVISO “Ci chiediamo se Giovanni Manildo davvero esista, se quello eletto nel 2013 sia un sindaco in carne e ossa o solo una figura mitologica che si aggira nei racconti che parlano di belle mostre e referendum truffa, mercatini in piazza e corse podistiche. Perché sulle cose che contano e di cui le famiglie trevigiane hanno bisogno il suo silenzio è assordante e la sua assenza francamente assordante”. Lo hanno detto oggi in una nota congiunta Mario Conte, capogruppo della Lega Nord Liga Veneta, e Massimo Candura, segretario cittadino di sezione, commentando la situazione relativa all’emergenza profughi nel territorio comunale e dei comuni della cintura urbana. Una situazione, hanno aggiunto Conte e Candura “che si colora di elementi inquietanti, come il fatto che la Prefettura dichiari che non parlerà dell’emergenza fino al 4 dicembre, data del referendum. Chiediamo: ma la Prefettura è un organo dello Stato o è stata arruolata nel partito di Renzi, Alfano e Verdini?”.

Nel frattempo, quello che è successo a Quinto è una dimostrazione di un clima pessimo. Dicono che la Lega gioca con la pancia del malcontento, ma noi difendiamo il diritto delle nostre comunità alla sicurezza e siamo contrari ad una accoglienza emergenziale che sia una amnistia dell’immigrazione illegale. Si lamentano del malcontento? Eliminino le cause che lo generano.  Lo sanno tutti che su 10 stranieri accolti solo 2 hanno mediamente il diritto a chiedere l’asilo politico, gli altri sono migranti economici. Certo, una volta i clandestini arrivavano saltando i fossi lungo le frontiere e oggi invece sono protagonisti dei viaggi organizzati dai carnefici dei barconi ma la sostanza non cambia. Siamo in balia di un modello di accoglienza che prelude all’accoglienza indiscriminata , non sentiamo parlare dei respingimenti di chi non ha titolo per stare qui. E la gente è stanca e preoccupata”.

Nella confusione confezionata dal Governo solo qualche primo cittadino si è alzato in piedi per dire basta a questo casino e a una situazione continuamente coperta da una cortina fumogena che consente di infilare presunti  profughi a centinaia, stipati in luoghi e in condizioni  inadatte, sotto la gestione delle cooperative che hanno trasformato le tragedie in un settore produttivo. E di certo il primo cittadino di Treviso non primeggia per protagonismo su questo fronte. Anzi, se non si parla di mostre, fioriere, panchine e alberelli o referendum, per quanto riguarda i Trevigiani, Manildo potrebbe essere benissimo una invenzione, una leggenda, una figura mitologica”.

“Basta accettare l’invasione che ci costa milioni di euro sottratti ai bisogni dei cittadini in difficoltà: questo dovrebbe dire il sindaco di una città in cui, lo dice la Caritas, non la Lega Nord, la povertà cresce in maniera esponenziale in un contesto per cui per i cittadini non c’è nulla. Ma Manildo è consapevole di quello che  esiste fuori dalle mura di Santa Caterina e di Ca’ Sugana o vive nel mondo fatato di Renzi? Non solo questa è la Giunta con i minori e meno qualificati investimenti sul sociale  da 20 anni a questa parte, ma servirebbe anche un ruolo di maggiore peso politico del primo cittadino del Capoluogo per rendere evidente che la nostra Comunità non può più reggere il peso di questa accoglienza forzata. E francamente, non ce ne frega nulla se la colpa sia di Alfano, di Renzi, di Bruxelles o di chiunque altro, quello che ci interessa è che le risorse che si spendono per i migranti in emergenza potrebbero andare ad aiutare la nostra gente in difficoltà. Ma come si fa a proteggere i più deboli della nostra collettività se il Sindaco della città, che dovrebbe essere il loro primo rappresentante, se ne frega di tutto fuorché delle mostre e del referendum? Se Manildo sta zitto e buono perché nel 2018, per paura di perdere le amministrative, vuole infilarsi nelle liste dei nominati da eleggere in Parlamento, lo dica subito: si dimetta e nomini qualcuno interessato a fare il sindaco e non a procurarsi una carriera da politico. Se invece vuole essere ancora il primo cittadino dei Trevigiani alzi il fondoschiena dalla sedia  ricordandosi che fare il Sindaco vuol dire stare dalla parte dei propri cittadini e prima di tutto dei più deboli, non essere il lacchè del grande capo di partito che frequenta inaugurazioni e salotti ma mai i quartieri della città”.

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