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Francesca Bortolin e Marco Morandin (foto: web)

Francesca Bortolin e Marco Morandin (foto: web)

Congo - Marco torna a Treviso, Francesca resta a Kinshasha con il figlio

Dopo oltre un mese Morandin farà rientro a casa nella giornata di martedì, mentre la moglie resta nel Paese africano con il bambino che hanno adottato. Il ministro Bonino invia rinforzi all'ambasciata italiana

Rientra a Treviso Marco Morandin, il trevigiano che con la moglie Francesca e altre 23 coppie è rimasto bloccato a Kinshasha, in Congo, per oltre un mese a causa del caos scoppiato riguardo le adozioni nel Paese.

Morandin tornerà a casa nella giornata di martedì, mentre Francesca Bortolin resterà nella capitale congolese insieme a Simon, il bambino che hanno adottato e per il quale sono in attesa del permesso di espatrio.

Sul fronte diplomatico, intanto, è stato fissato per mercoledì 8 gennaio un incontro a Roma, mentre il ministro Emma Bonino, sollecitato dal gruppo parlamentare che segue la vicenda, ha deciso di inviare dei rinforzi all'ambasciata italiana in Congo, che supportino Pio Mariani.

Attendo che Marco rientri da Kinshasa per incontrarlo e confortarlo - spiega l'onorevole del Pd Floriana Casellato, da settimane in contatto con la coppia trevigiana - Il ritorno senza Francesca e Simon è sicuramente difficile, tutti noi speravamo che la situazione si risolvesse in una maniera diversa e più positiva".

"Le indicazioni che hanno avuto sia dalla delegazione ministeriale scesa in Congo il 26 dicembre, sia dagli Enti che coordinano insieme alla CAV le adozioni internazionali, è di avere pazienza, di avere fiducia nella diplomazia governativa e di confidare che tutto possa trovare una soluzione nei tempi il più veloci possibile - prosegue Casellato - Noi continueremo a fare la nostra parte, seguendo l’evolversi dei contatti e facendo la giusta pressione presso i nostri Ministeri”.

“A Marco e Francesca continuo a dire di non perdere la speranza e la fiducia – conclude la parlamentare trevigiana – Stiamo facendo tutto il possibile perché le nostre famiglie possano portare al più presto in Italia i bambini adottati, che a tutti gli effetti sono già i loro figli”.

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