Molotov contro la casa del rivale in amore, 32enne a processo

E'l'accusa rivolta a un giovane di Mareno di Piave che si sarebbe accanito contro l'amico che si era messo con la sua ex ragazza

Una molotov

Lui, lei, l'altro. E' questo lo schema lungo cui si muove la vicenda che fa da scenario ad un processo in corso Treviso. L'accusa è quella di minacce e di detenzione e uso di esplosivi ma la storia racconta di tradimenti, reali o solo supposti, di una amicizia che a causa di questo si guasta e di un botto che fortunatamente non ha causato né alle persone né alle cose. Sul banco degli imputati c'è A.F.T., 32enne di Mareno di Piave, che in questa storia recita la parte del "lasciato", finito nei guai con la giustizia per aver scagliato una bottiglia molotov contro la casa di F.D.A., di qualche anno più giovane, la notte tra il 27 e il 28 gennaio del 2017. Tutto questo dopo aver minacciato il rivale in amore e la sia famiglia al telefono, utilizzando l'utenza di una terzo persona.

Nell'autunno del 2016 avviene il fatto che, secondo la Procura, avrebbe fatto da detonatore. La ragazza di A.F.T., regolarmente lasciato, inizia una storia con F.D.A, amico del presunto "bombarolo" da almeno 15 anni. Un'onta che l'imputato non avrebbe preso per nulla bene, tanto da iniziare una campagna di minacce ai danni dell'amico. «Ammazzo te e tutta la famiglia» sarebbe stato il contenuto delle telefonate ricevute dalla vittima fino alla notte precedente l'attentato dinamitardo. Alle 5 del mattino del 28 gennaio  una macchina si presenta nel giardino della casa di F.D.A. «Ricordo - ha detto la parte offesa nel corso della deposizione che ha reso nel corso dell'udienza di oggi, giovedì 5 novembre - di essere stato sveglio, come del resto in gran parte delle notti di quel periodo e questo perché le minacce ricevute non  mi facevano dormire. Ho sentito una macchina avvicinarsi, poi i cani che abbaiavano e mi sono affacciato alla finestra della mia camera. Poi un lampo di luce e il botto dell'esplosione, 50 metri circa dall'abitazione».

Ma come fa F.D.A a essere sicuro che l'attentatore sia in effetti il 32enne? «Non l'ho visto scendere dall'auto - ha detto rispondendo alle domanda - ma ricordo di aver insultato pesantemente la persona che si stava allontanando in gran fretta dopo l'esplosione. L'ho sentito ghignare e l'ho riconosciuto. Sì, era lui, quella risata era la sua". Ma le perquisizioni che seguirono la denuncia, fatte a casa dell'imputato, non portarono a nulla se non a evidenziare un leggero odore di benzina, la sostanza usata per fabbricare la bomba molotov, nel cortile. «Ma lì - ha spigato la madre del giovane di Mareno - stava il motorino che lui usava abitualmente prima che gli venisse ritirata la patente per guida in stato d'ebbrezza».

Sulla attendibilità della vittima uno degli legali di A.F.T., l'avvocato Cristina Trotta, ha però più di un dubbio, legato al fatto che F.D.A. avesse, nel periodo incriminato, dei problemi di droga. «E' vero - ha risposto lui - ero stato anche in comunità e in quella fase in miei problemi personali mi avevano fatto ri-sprofondare nel vortice della dipendenza, anche dall'eroina». Si torna in aula il 10 novembre per l'audizione del maresciallo dei carabinieri che condusse la perquisizione nell'abitazione dell'imputato.
  

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