Traffico di fauna selvatica, nei guai 73enne trevigiano

L'uomo, di Mareno di Piave, è accusato di ricettazione e commercio illegale di specie protette: avrebbe acquistato i volatili per la sua fattoria didattica. Arrestati dai carabinieri di Brindisi padre e figlia, autori di diverse catture nel parco naturale regionale Salina di Punta Contessa

L'intervento dei carabinieri di Brindisi

Avrebbero messo su un sistema ben organizzato, con la complicità di altre quattro persone indagate a piede libero, finalizzato al traffico illecito di avifauna esercitato prevalentemente all'interno del parco naturale regionale Salina di Punta Contessa di Brindisi, zona tutelata ed interdetta a qualunque tipo di attività e prelievo venatorio. Il 62enne Roberto Pansardi e la figlia Chiara Pansardi, 27 anni, entrambi di Brindisi, sono stati arrestati stamani (martedì 23 giugno) in esecuzione di un'ordinanza di custoddia cautelare in regime di domiciliari emessa dal gip del tribunale di Bridisi, Tea Verderosa, su richiesta del pm Pierpaolo Montinaro, al culmine di un'articolata indagine condotta fra ottobre 2018 e aprile 2020 dai carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Brindisi e dai colleghi del Gruppo forestale di Brindisi. 

Arresto Pansardi 4-2-2

Padre e figlia devono rispondere del reato di furto aggravato di numerosi esemplari di avifauna, ricettazione di fauna selvatica ed esotica e maltrattamenti di animali (per aver cagionato lesioni e deterioramento delle condizioni fisiche di esemplari di avifauna). I quattro indagati a piede libero, residenti nelle province di Brindisi, Lecce, Arezzo e Treviso, sono accusati di ricettazione e commercio illegale di specie protette. Il trevigiano, un allevatore 73enne di Mareno di Piave, avrebbe acquistato alcuni volatili da Roberto e Chiara Pansardi: l'uomo si sarebbe servito degli animali per la sua fattoria didattica.

Le indagini sono state avviate due anni fa dal Nucleo investigativo, a seguito di una denuncia per lesioni aggravate commesse nei confronti dei fratelli di Roberto Pansardi, i quali avevano riportato sintomi di avvelenamento da “tallio”. Gli accertamenti investigativi, però, hanno fatto cadere tale ipotesi accusatoria, per assenza di riscontri. In compenso, tramite anche il ricorso alle intercettazioni, è stato appurato che Roberto e Chiara Pansardi erano privi di licenza di caccia e mediante sistemi fraudolenti, quali richiami acustici riproducenti il verso degli uccelli, trappole a scatto e varie reti da uccellagione, avrebbero catturato gli esemplari, molti dei quali morivano imbrigliati per effetto del vento, del freddo e dell’annegamento, oppure venivano loro tarpate le ali, tagliate le penne remiganti e recisa la prima falange.

Padre e figlia, poi, arebbero procurato sia animali vivi da vendere poi ad allevatori del centro e nord Italia, e per implementare un personale allevamento per realizzare una “fattoria didattica”, nel quale vi erano animali morti da imbalsamare essendo Roberto Pansardi pratico di tassidermia. Per aggirare eventuali controlli antibracconaggio e durante le uscite si sarebbero portati dietro delle canne da pesca o la macchina fotografica per fingersi pescatori o vigilanti Aifao (amatori italiani fagiani e acquatici ornamentali) per il controllo della migrazione di specie selvatiche, oppure avrebbero tentuto nel veicolo in uso un berretto con scritta “Corpo Forestale” da indossare in presenza di osservatori indesiderati.

Arresto Pansardi 2-2-2

Da quanto accertato dagli inquirenti, I Pansardi il 6 maggio 2019 avrebbero ceduto, ad un 66enne, 45 esemplari di fauna selvatica ed esotica, provento di furto, rinvenuti a Pezze di Greco, frazione di Fasano, nelle disponibilità dello stesso 66enne che li trasportava a bordo del proprio autocarro. Gli esemplari furono posti sotto sequestro. Il 31 maggio 2019, nel corso di una perquisizione nell'abitazione di Pansardi, sono stati posti sotto sequestro 92 esemplari di fauna selvatica ed esotico, sempre provento di furto. Inoltre lo scorso 22 aprile, nel parco di Saline di Punta della Contessa, padre e figlia furono arestati in flagranza di reato per furto aggravato, dopo che a bordo di un'auto, nel doppio fondo ricavato con una scatola artigianale appositamente costruita in legno, furono rinvenuti quattro esemplari di avifauna, dagli stessi illecitamente catturati, essendo sprovvisti di autorizzazione venatorie.

Contestualmente all’ordinanza in esecuzione alla misura cautelare reale, sono stati sottoposti a sequestro preventivo 45 esemplari tra specie erotiche ed acquatiche di cui 24 sono state liberate, 9 esemplari erano deceduti e 12 specie sono stati consegnati al centro recupero fauna selvatica di Bitetto, in provincia di Bari. E’ stata inoltre rinvenuta e sottoposta a sequestro amministrativo una rete da uccellagione.

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