Cronaca

Record in Veneto: compie ben 102 anni il vigile del fuoco più vecchio d'Italia

L'ex pompiere Mario Cason è stato festeggiato dai "colleghi" del distaccamento di Feltre e del Comando di Belluno. Per lui anche una pergamena di ringraziamento per il lavoro svolto durante la Seconda Guerra Mondiale

I vigili del fuoco del Comando di Belluno giovedì hanno fatto gli auguri per i 102 anni all’ex vigile Mario Cason, nato a Feltre il 3 novembre 1914 e probabilmente il più anziano ex vigile del fuoco vivente in Italia. La squadra del locale distaccamento di Feltre ha con l'occasione consegnato una pergamena di gratitudine per l’opera svolta dal Cason durante i difficili anni della seconda guerra mondiale. Assieme ai parenti ed ai vigili del fuoco ha spento poi le candeline sulla torta e al brindisi ha rinnovato l’invito per il prossimo anno. In compagnia ha successivamente raccontato alcuni episodi della grande guerra quando Feltre fu invasa dagli austro-ungarici e di quando nel 1937 si arruolò nei vigili del fuoco e fu inviato a Milano per l’addestramento.

Le guerre del secolo scorso viste da Mario Cason, classe 1914, feltrino DOC

"Il mio bisnonno, 'nonno Mario', è nato a Feltre il 3 novembre 1914 nell’attuale quartiere S. Paolo, un tempo più noto come via Tortesen o Semeda, da Giacomo Casòn, scarpèr e Filomena Cassol, casalinga. Quando nacque era ancora vivente il nonno materno, Felice Cassol, che era stato in Svizzera e parlava un po’ di tedesco; era invece già morto il nonno paterno, Giovanni Cason, nato a Farra".

"Mario ebbe una sorella, vivente e tre fratelli, deceduti. Si ricorda alcuni episodi degli ultimi 2 anni della Grande Guerra, allorchè, dopo Caporetto, Feltre fu invasa dagli austro-ungarici, in quanto presso l’attuale colonia S.Paolo c’erano le cucine militari austro-ungariche che fornivano pane e pasti ai soldati del Feltrino e del Grappa dove venivano portati con automezzi e poi con teleferiche e lui, col suo amichetto Silvio Tassan, andava col pignatèl a vedere se i cuochi gli davano qualche avanzo: qualche volta andava bene e tornava con un po’ di “caffè” o minestra, qualche volta, per farlo scappare, gli austroungarici gli tiravano un po’ d’acqua...Allora andavano, sempre col pignatèl, all’ospedale militare per ungheresi che era situato presso il Seminario o a quello  austro–tedesco presso le attuali scuole elementari: nel primo caso talora riceveva dello slivoviz, nell’altra qualcosa o…qualche urlo in tedesco".

"Sta di fatto che c’era molta fame e a casa di nonno Mario si mangiava poco, soprattutto minestra di ortiche, di radicchi da prato, di strìgoi…di erba! Allora sua zia Norina, che aveva 12 anni, si offerse di aiutare a panificare e cercava di portare un po’ di pane a casa, ma veniva perquisita, però una volta riuscì a portare via una pagnotta tenendola fra le gambe... La madre di Mario fu costretta a cedere l’unica collana di valore che aveva per comprare croste di polenta. Oltre alla fame c’era sempre una gran paura: oltre al gran numero di soldati tedeschi, austriaci, bosniaci, croati, sloveni e ungheresi che si aggiravano dappertutto, anche loro affamati; tutto il giorno si sentiva un forte rumore di artiglierie dal fronte sul Grappa e di notte si vedeva 'tutto un fuoco', 'tutto un demonio' sul Grappa, la zona di Arsiè e il forte Lissser, durante le battaglie".

"Fame e gran paura in quell’ultimo periodo: le famiglie si rifugiavano insieme nelle stalle per confortarsi a vicenda. Fame, rumore e fuoco da riuscirne inebetiti a fine guerra: ci volle molto tempo per riprendersi: nonno Mario fece 3 volte la prima elementare, finchè la maestra lo promosse per anzianità..,ma poi conseguì la licenza elementare e successivamente fece una scuola seria: tre anni da disegnatore-decoratore. Durante gli ultimi mesi di guerra, nonno Mario ricorda anche che gli ungheresi morti venivano seppelliti nella zona ovest del cimitero di Feltre, mentre i tedeschi a S. Paolo. Dopo la guerra a S. Paolo un trenino che proveniva da Caupo, portava materiale bellico di recupero, che verrà in parte riutilizzato nelle guerre successive…Infatti nonno Mario, dopo un periodo di lavoretti vari e poi come apprendista imbianchino, con matricola 3792, venne chiamato alle armi nell’aprile del 1934 nella artiglieria ippotrainata di stanza a Conegliano: 3 pariglie di cavalli trainavano un cannone e..bisognava stare attenti che i cavalli non si addormentassero durante il trasporto, altrimenti fioccavano punizioni!".

"In quel periodo rischiò di partecipare alla guerra Italo-Etiopica (3.10.1935-5.5.1936), ma fortunatamente, mentre erano alla stazione di Conegliano pronti a partire, arrivò il contrordine. Nel 1936 venne congedato e nel 1937 si arruolò nei vigili del Fuoco e inviato a Milano per l’addestramento fino a che nel gennaio 1941, richiamato alle armi, venne inviato a Bari da dove il 18 febbraio si imbarcò sulla nave Trieste per l’Albania: sbarcò  a Durazzo il 20 febbraio col 15° Rgt di artiglieria someggiata,cioè coi muli che operò sul fronte greco-albanese e il Kossovo fino al novembre 1942, assieme ai due amici feltrini: Arturo Peloso e Giacomo Speranza. Coi muli che portavano i mortai 75/27 affondando fino al ginocchio nel fango (facevano miracoli!) nella valle della Voiussa verso il Tomori, avanzavano verso il fronte portando una giacca con 6 tasche che contenevano, ognuna, una granata da mortaio".

"Arrivati al fronte, con la 7° batteria, scaricavano i pezzi del mortaio e lo ricomponevano per iniziare i tiri; una volta la canna del pezzo della 9° batteria sottostante scoppiò, lanciando schegge ovunque! Dormivano all’aperto in una buca del terreno, il cibo non era abbondante…Arrivato in Serbia, Mario si ammalò e fu portato all’ospedale di Scutari dove c’erano delle belle coperte piene di…pidocchi! Lì ebbe la visita di Arturo Peloso, venuto da Prizren a trovarlo e portargli 5 lire per le sue necessità e del Vescovo di Torino, che era nativo di Udine e conosceva il Vescovo di Feltre-Belluno, mons. Cattarossi il quale gli disse che gli uomini di montagna sono forti e sanno resistere al male... Dimesso , ebbe la fortuna di trovare come autista del camion Mario Guadagnin, che era un vigile urbano di Feltre e che lo riportò verso la Serbia".

"Poi, parlando con i compagni venne a sapere che un altro feltrino, Dorino Torresan, era brigadiere dei carabinieri a BZ e, grazie a lui, riuscì ad arruolarsi nell’arma e tornare in Italia il 1° dicembre 1942. Dal 4 marzo 1943 venne inviato alla casermetta di Villandro (BZ) per la sorveglianza della linea  ferroviaria del Brennero fino a che l’8 settembre, disarmato dai tedeschi, dovette presentarsi al maggiore tedesco comandante della piazza di Chiusa all’Isarco che lo interrogò e, saputo che era stato in guerra nei Balcani, anziché deportarlo a Innsbruck, lo lascio tornare a casa, via Trento e Primolano. Tornato a Feltre si sposò nel febbraio 1944 con Bianca Muneròl di Rasai e nel marzo 1945 nacque il suo primogenito Ennio, deceduto per infortunio sul lavoro nel 1963 alle Officine Zocche di S.Lucia di Seren; fu congedato nell’ottobre 1945 e…ritornò a fare il vigile del fuoco col Comandante Ing.Polit e poi l’imbianchino decoratore  con Paulìn, padre degli attuali proprietari del colorificio, ma adesso…è l’ex carabiniere e l’ex pompiere feltrino più anziano, coi suoi 102 anni ben portati!".

(Domenico e Marco Grazioli)

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