Moglie e figlia segregate in casa, il "padre-padrone" in carcere

Dopo l'arresto di alcune settimane fa un 50enne di origini brasiliane che viveva con la famiglia in una tenuta agricola di Maserada sul Piave è stato accompagnato dagli agenti della polizia stradale di Treviso in cella. Non aveva rispettato i divieti imposti dal giudice

Si torna in carcere

Nella giornata di ieri, mercoledì, gli agenti della polizia stradale di Treviso hanno dato esecuzione alla misura di custodia in carcere disposta dal Tribunale di Treviso nei confronti del cittadino italo-brasiliano F.C.H., di 50 anni, già arrestato dalla polstrada nella nottata tra il 9 e 10, per maltrattamenti in famiglia, lesioni aggravate, sequestro di persona e rapina nei confronti della compagna convivente. In quella occasione i poliziotti sono intervenuti a Maserada sul Piave nei pressi di una tenuta agricola, dopo una segnalazione da parte del Suem per un incidente stradale con feriti. Dai primi accertamenti, gli agenti riuscirono a ricostruire che la fuoriuscita era stata causata volontariamente dal conducente che era completamente ubriaco. Dalle ulteriori informazioni apprese dai testimoni presenti sul posto gli operatori di polizia venivano a conoscenza del fatto che all’interno di un appartamento del complesso agricolo vi erano state rinchiuse dallo stesso conducente dell’autovettura incidentata una cittadina brasiliana di quarant’anni, D.A.S.Q., e la figlia minore di 14 anni. Una volta liberate le vittime e ricostruito accuratamente quanto accaduto, gli investigatori hanno proceduto all’arresto in flagranza di reato di F. C. H. per i reati di maltrattamenti in famiglia aggravati e continuati, sequestro di persona, lesioni aggravate e rapina.

Tuttavia, la polizia stradale dopo il pur significativo risultato operativo consistente nella carcerazione del colpevole, non ha trascurato l’assistenza alla vittima soprattutto dopo la scarcerazione dell’ex convivente destinatario di una misura cautelare di allontanamento dalla casa famigliare, del divieto di avvicinamento e di contatti anche telefonici nei confronti della parte offesa. L’accurata attività investigativa permetteva di documentare senza dubbio sistematiche e reiterate violazioni dei divieti a lui imposti. In particolare, nonostante l’esplicito divieto di contatti telefonici, immediatamente dopo la scarcerazione sono state continue e assidue le telefonate ed i contatti con la vittima. Inoltre, da più parti nel contesto di provenienza degli interessati sono pervenute notizie di gravi minacce nei confronti della ex compagna soprattutto con riferimento alla precedente carcerazione che, visto il comportamento in precedenza tenuto dal reo, le caratteristiche del soggetto e il contesto di riferimento, sono stati tali da far temere per la sicurezza e l’incolumità della donna e della figlia.

Il gip del tribunale di Treviso, alla luce di quanto emerso dalle indagini degli agenti della polstrada, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'uomo (modificando dunque la misura precedente degli arresti domiciliari), da mercoledì rinchiuso in carcere a Santa Bona. «Non sono mancate le attestazioni di riconoscimento e stima per il personale -spiega il dirigente Alessandro De Ruosi in un comunicato- che ha così bene operato ed in genere per l’attività della polizia stradale di Treviso che, ancora una volta ha confermato la sua versatilità professionale, sempre a servizio dei cittadini della Marca».

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