Matrimoni finti per avere la cittadinanza italiana, due arresti nella Marca

Operazione della squadra mobile di Lucca. Quattro persone in cella per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina tra cui il boss e l'ex compagna che vivevano a Tarzo. Le nozze coinvolgevano donne sinti e uomini kosovari che pagavano la gang fino a 30mila euro

TREVISO Organizzavano matrimoni tra uomini kosovari, tutti gravitanti nella provincia di Treviso, e donne di etnia sinti residenti in campi nomadi di Lucca e Prato che venivano pagate tra i 5 e i 3 mila euro per diventare spose di perfetti sconosciuti. Le "menti" di questa organizzazione vivevano a Ponte Maset di Tarzo e ora si trovano in carcere. Si tratta di L.G., 37enne kosovaro, e O.D., 24enne ucraina ed ex compagna di questo "boss dei matrimoni". Oltre alla coppia sono state arrestate altre due donne toscane di 27 e 33 anni che reclutavano le aspiranti spose. Tutti devono rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. A coordinare l'indagine, svolta dalla squadra mobile di Lucca, è stato il pubblico ministero Antonio Mariotti.

La banda, ad un costo per lo sposo che variava tra i 25 e i 30mila euro, organizzava finte nozze in Comune a Prato e Lucca o presso l'ambasciata del paese balcanico e spesso gli sposi, oltre a non essersi mai visti prima della cerimonia, non parlavano neppure la stessa lingua. In tutto sono nove le persone, tutte donne tranne un uomo, finite nel registro degli indagati per aver collaborato all'organizzazione gestita dall'uomo che viveva Tarzo. Il suo "braccio destro", l'ex compagna ucraina, provvedeva ad ospitare gli aspiranti sposi in appartamenti nel coneglianese e il giorno previsto per le nozze raggiungevano la Toscana. In tutto, secondo le indagini svolte dalla squadra mobile, sono stati ben dieci i matrimoni "combinati" scoperti dalla squadra mobile in un periodo di tempo che va dal novembre del 2015 al marzo 2016.

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