Maxi evasione, Giovanni Bruttocao torna davanti alla Commissione Tributaria

Il 63enne ex titolare del poliambulatorio Data Clinica in via Santa Bona Nuova si era vista ridotta da 15 milioni e mezzo e 2,2 milioni di euro la sanzione ma la Cassazione ha rispedito tutto a Venezia

"Il giudice d’appello è incorso in errore laddove ha affermato che non risulta in alcun modo la provenienza dei redditi da attività professionale o d’impresa, sicché deve essere esclusa l’assoggettabilità sia all’Iva che all’Irap, in assenza di autonoma organizzazione. Sono allora irragionevoli gli annullamenti delle riprese a tassazione a fini Irap per 690.986 euro e a fini Iva per 3.251.699 euro". Sono queste le motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della Commissione Tributaria del Veneto nei confronti di Giovanni Bruttocao, 63 anni ex titolare del poliambulatorio Data Clinica in via Santa Bona Nuova, che aveva ridotto da 15 milioni e mezzo e 2,2 milioni di euro la sanzione per una maxi evasione fiscale. E ora Bruttocao, che nel processo di primo grado aveva patteggiato un anno di reclusione, dovrà ritornare di fronte alla Commissione Tributaria.

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Il caso era partito da accertamenti del Fisco da 15,7 milioni di euro, che l’avvocato dell’uomo, Loris Tosi, aveva però ridimensionato a 2,7 milioni. Nel 2011  a Bruttocao una sentenza imponeva di pagare 22 milioni di euro al fisco. La Guardia di Finanza aveva contestato infatti l'evasione ma al termine delle indagini la Procura aveva già ridotto a 7 milioni la somma per la quale l'imprenditore trevigiano era stato trascinato a giudizio. In Commissione Tributaria, a Venezia, avevano infatti accolto di fatto il ricorso presentato da Bruttocao. I 22 milioni si riferivano all’Irpef degli anni 2002, 2003, 2004 e 2006 esaminati dalle Fiamme Gialle, importo maggiorato da addizionali, interessi e sanzioni. In sostanza era quanto Bruttocao aveva sempre sostenuto essere la cifra corretta della reale evasione.  La sentenza della Commissione regionale, successivamente, aveva stabilito che non dovevano essere contestate le somme trasferite ai genitori di Bruttocao o alle società di cui era socio e stessa storia per quelle corrisposte a Bruttocao dai genitori,che non possono essere qualificate come reddito imponibile visto che sono persone ben identificate e trasferimenti a titolo di liberalità. Ma nei giorni scorsi è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione che ribalta il tavolo. Per gli Ermellini infatti va accolto il ricorso dell’Agenzia dell’Entrate e il procedimento viene rispedito a Venezia in Commissione tributaria.
 

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