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Domenica, 28 Novembre 2021
Cronaca

Maxi truffa sull'importazione di auto, il processo andrà in prescrizione

Un milione e duecento mila euro il mancato introito per lo Stato. Ma, caduta l'ipotesi di associazione, il procedimento nei confronti di nove persone terminerà alla prossima udienza, fissata nell'aprile del 2022

Finirà con la prescrizione il processo per una maxi truffa per circa 1 milione e 200 mila euro di iva non versata  perpetrata da nove soggetti, residenti tra Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, che tra il 2012 e il 2013 avrebbero importato auto di grossa cilindrata da paesi dell'Unione Europea attestando falsamente che provenivano dalla Svizzera.
Per Francesca Bergamo, Maurizio Caputo, Dolores Dabalà, Maria Concetta Di Bello, Marco Paludetto, Ermanno Percivalli, Chiara e Leonardo Speronello e Gabriele Volpari la fine del procedimento verrà decretata alla prossima udienza, fissata nell'aprile dell'anno prossimo.

Agli imputati la Procura di Treviso aveva contestato l'associazione a delinquere finalizzata al reato di truffa. Ma, hanno sentenziato oggi i giudici del collegio, formato da Francesco Sartorio (presidente), Leonardo Bianco e Cristian Vettoruzzo, non è stato possibile risalire alle funzioni dei nove, ovvero chi sarebbe stato a capo dell'associazione e i ruoli ricoperti dagli altri, che restano accusati in concorso. A questo punto scatterà la prescrizione, che farà morire il procedimento.

L'inchiesta, che era stata condotta dalla  Guardia di Finanza di Treviso e dalla Polstrada di Vicenza, aveva  permesso di quantificare in 130 il numero dei veicoli importati irregolarmente dall'estero, soprattutto dalla Germania, in particolare Audi, Mercedes, Bmw e Bentley. Le indagini, durate quasi due anni, si erano  rivelate piuttosto complesse anche a causa del fatto che i membri dell'organizzazione si servivano di prestanome e società cartiere sia in Italia che all'estero, con lo scopo di evadere l'Iva all'atto dell'immatricolazione dei mezzi in Italia. Il sodalizio utilizzava bolle doganali modificate e timbri falsi dell'agenzia delle Dogane che attestavano la regolarità dell'immatricolazione delle auto. 

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