Condannata a 19 anni per omicidio, ricorso in Cassazione per Liliana Ordinanza

La difesa della 28enne di Conegliano punta ad ottenere ulteriori attenuanti rispetto a quelle già riconosciute e abbattere ulteriormente la pena

Liliana Ordinanza

Ha ucciso per difendersi dall'uomo che l'aveva stuprata e sequestrata. E' questa la tesi del legale che difende Liliana Ordinanza, la 28enne di Conegliano condannata in appello a 14 anni e 4 mesi di reclusione (cinque anni in meno di quelli che le erano stati dati in primo grado) per l'omicidio di  Mehdi Chairi, operaio di 42 anni di Miane, avvenuto il 17 aprile del 2017.

«Merita di essere assolta»: scrive l'avvocato Monica Nassisi nel ricorso in Cassazione, che esaminerà il fascicolo entro la fine dell'anno. Secondo il legale, i giudici d’appello, pur riducendo la pena inflitta in primo grado, non avrebbero adeguatamente valutato gli elementi a favore della legittima difesa. «Le perizie della polizia scientifica -puntualizza la Nassisi -confermano la versione di Liliana. Dopo lo stupro ha provato a scappare dalla casa di Chairi; a quel punto c’è stata la colluttazione e lei, afferrato un coltello, ha pugnalato a morte il suo aguzzino».

In subordine alla richiesta di assoluzione nel ricorso alla Suprema Corte difesa punta a ottenere ulteriori attenuanti rispetto a quelle già riconosciute e abbattere ulteriormente la pena. Il delitto si consumò dopo una notte di eccessi tra Liliana e Mehdi, consumando cocaina e altre droghe. Poi il rapporto sessuale, che secondo la giovane le sarebbe stato imposto dall'amico nordaficano.

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