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Cronaca Mogliano Veneto

Aggredì una ragazza con 23 coltellate, nominato l'esperto per la seconda perizia psichiatrica

Il 22 marzo del 2022, a Mogliano, Marta Novello venne accoltellata mentre faceva jogging da un ragazzo che allora era minorenne. Oggi 29 maggio è stato dato l'incarico per un nuovo esame nel corso del processo d'appello bis, dopo che la Cassazione aveva annullato la procedente sentenza dei giudici lagunari

Valutare il grado di maturità con riferimento alla capacità di intendere e di volere. E' questo il quesito a cui dovrà rispondere Alessandro Pesavento, lo psichiatra a cui oggi 29 maggio la Corte d'Appello di Venezia ha affidato l'incarico di effettuare una perizia sul giovane che il 22 marzo del 2022 aveva aggredito e ferito con 23 coltellate Marta Novello. La ragazza, che al tempo aveva 26 anni mentre il suo aggressore era un minorenne, stava facendo jogging a Marocco di Mogliano, in via Marignana. La difesa, affidata all'avvocato Matteo Scussat, ha invece nominato come consulente di parte il professor Ugo Sabatello, neuropsichiatra e docente all'università La Sapienza di Roma. L'esito dell'esame sul giovane, che attualmente si trova in Gran Bretagna con la madre, verrà svelato nell'udienza dell'11 ottobre prossimo, quando Pesavento sarà sentito dai giudici che con ogni probabilità emetterrano la sentenza del processo bis di secondo grado.

La seconda perizia era stata decisa lo scorso 10 maggio. Nell'occasione la Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna a 5 anni (la sentenza del primo processo d'appello era stata annullata dalla Cassazione per un difetto motivazionale) mentre la difesa del ragazzo aveva chiesto l'assoluzione del giovane. «Siamo al cospetto di un difetto di impunibilità» aveva detto l'avvocato Scussat.

In precedenza la perizia psichiatrica condotta da Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra infantile padovano, aveva sostenuto che il ragazzo sarebbe stato affetto da un vizio mentale parziale che non gli avrebbe permesso di discernere tra bene e male. Ma gli Ermellini avevano cassato la decisione dei giudici lagunari sulla base di motivazioni carenti: nella sostanza non sarebbe stato ben spiegato come questo "vizio" fosse in relazione con una sua marcata immaturità. Il difensore, da parte sua, aveva fatto ricorso alla Suprema Corte in quanto la consulenza avrebbe deposto per un vizio di mente assoluto e quindi per la non punibilità del suo assistito.

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