Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Mogliano Veneto

Accusati di maltrattamenti "perdono" il figlio, coppia affidataria presenta una denuncia

Abuso in atti d'ufficio, falso ideologico in atto pubblico, omissione di atti d'ufficio e minaccia le ipotesi di reato prospettate in una querela che mette nel mirino i vertici del servizio della Uls 2

La famglia affidataria del bambino di Mogliano portato in comunità ha presentato una querela contro i servizi sociali della Uls 2

Abuso in atti d'ufficio, falso ideologico in atto pubblico, omissione di atti d'ufficio e minaccia. Dopo che la Procura della Repubblica di Treviso aveva aperto nei giorni scorsi un fascicolo a "modello 45", cioè senza indagati e senza reato, la famiglia di Mogliano affidataria del piccolo di 8 anni portato via sulla base di un provvedimento del Tribunale dei Minori lo scorso 7 giugno e condotto in una comunità ha presentato ieri una denuncia-querela contro i servizi sociali della Uls 2. Nel mirino della coppia, che da 4 anni si occupava del bambino che ha dei gravi problemi della sfera cognitiva, sono finiti il dottore responsabile del servizio e tutti gli operatori che sono intervenuti nel caso.

All'origine della vicenda vi sarebbe un documento, redatto dalla suora che è anche la coordinatrice della scuola paritaria di Preganziol frequentata dal bimbo, secondo cui il piccolo sarebbe stato «vittima di violenze e percosse, umiliazioni con docce fredde come punizione per avere fatto la pipì a letto» e avrebbe avuto i capelli strappati. Il medico dell'azienda sanitaria responsabile del caso aveva detto ai coniugi, giudicati poco protettivi, che «non ci sono più le condizioni perché stia con voi, adesso deve andare in comunità». Inoltre ci sarebbero tutta una serie di segnalazioni che, nel caso in cui gli affidatari si fossero opposti al provvedimento, la Uls si sarebbe vista costretta a "tirare fuori" mandando le carte in Tribunale.

L'abuso in atti d'ufficio e l'ipotesi di minaccia riguarderebbe proprio quest'ultimo fatto, che i genitori affidatari del bambino hanno percepito come un vero e proprio ricatto. «Un modo di comportarsi a dir poco intollerabile da parte dei vertici dei servizi - attacca l'avvocato Giovanni Bonotto, che rappresenta gli affidatari - ed in questo senso ci sta anche la prospettazione dell'omissione in atti d'ufficio: se la Uls era a conoscenza di una situazione di pericolo per il bimbo non avrebbe dovuto limitarsi a porla sul piatto come ricatto ma avrebbe dovuto andare dall'autorità giudiziaria e presentare una denuncia penale".

Il falso ideologico in atto pubblico chiama invece in causa i documenti arrivati al Tribunale dei Minori, in cui si sarebbe fatto esplicito riferimento al fatto che gli affidatari acconsentivano allo spostamento in comunità del piccolo. La tutrice legale del bambino intanto aspetta ancora, sono passati 43 giorni, di accedere agli atti della Usl 2 e soprattutto alla lettera della coordinatrice della scuola di Preganziol.

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