Pugni e ginocchiate durante un controllo, carabiniere denunciato da due giovani

L'episodio sarebbe avvenuto nella notte dello scorso 15 ottobre, a Preganziol, in via Manzoni. A ribellarsi ai metodi di un militare un 22enne marocchino (poi medicato in pronto soccorso) ed un 19enne della zona che venne ammanettato e rinchiuso nell'auto di servizio

Un carabiniere è stato denunciato

Insulti, minacce e botte, pugni e ginocchiate, oltre all'utilizzo delle manette. A finire sotto accusa un controllo notturno svolto da una pattuglia dei carabinieri a Preganziol, alcuni giorni fa. Un marocchino di 22 anni ed un 19enne italiano, entrambi residenti a Mogliano Veneto e assistiti dall'avvocato Antonio Alessandri, hanno deciso di denunciare il presunto abuso subito da uno dei militari. A supportare la denuncia c'è il racconto dei due giovani ed un referto medico del 22enne che in seguito alle percosse subite si fece refertare una prognosi di cinque giorni. L'Arma provinciale ha avviato un'indagine interna per giungere alla verità su quanto raccontato dai due giovani che hanno presentato la denuncia proprio in una stazione dei carabinieri, quella di Mogliano Veneto.

Il racconto dei giovani

I fatti risalgono allo scorso 15 ottobre. Alle 2 di notte i due giovani, a bordo di un'auto guidata dal 19enne, si aggirano lungo il Terraglio, a Preganziol, a caccia di un venditore ambulante di panini, per mangiare qualcosa. La vettura incrocia una "gazzella" dei carabinieri, ferma nei pressi di una fermata del bus. Del "paninaro", solitamente posizionato nel parcheggio a pochi passi dal municipio, non c'è nessuna traccia e i due decidono quindi di rincasare: l'auto, dopo aver invertito la marcia nel piazzale di un distributore di benzina, transita nuovamente di fronte alla pattuglia, svoltando poi in via Schiavonia. La deviazione è dovuta all'impellente bisogno fisiologico del 22enne che viene accompagnato dal 19enne in via Manzoni, nei pressi delle piscine comunali, in una zona appartata.

L'intervento dei carabinieri

Giunti in zona i due ragazzi scendono dall'auto: il guidatore si accende una sigaretta, aspettando fuori dall'auto che l'amico marocchino finisse di fare i suoi bisogni in una zona distante da occhi indiscreti. Pochi minuti e sul posto piomba la "gazzella" dei carabinieri: probabilmente i militari si erano insospettiti dalla manovra precedente, mettendosi subito sulle loro tracce. Secondo quanto riportato nella doppia denuncia, il 19enne sarebbe stato prima colpito da uno dei due carabinieri con una ginocchiata, poi atterrato, ammanettato e quindi fatto sedere sui sedili posteriori della "gazzella". Il 22enne sarebbe stato perquisito, con tanto di svuotamento delle tasche, da parte dello stesso militare che lo avrebbe poi colpito con alcuni pugni e minacciato pesantemente. Il motivo del gesto violento del carabiniere, secondo la denuncia, sarebbe da ricondurre alla richiesta del magrebino di aprire il finestrino della "gazzella" perchè, secondo lui, l'amico ammanettato faceva fatica a respirare.

L'arrivo di una seconda pattuglia dei carabinieri

Quando sul posto è giunta una seconda pattuglia, il carabiniere avrebbe poi preso il nordafricano per il bavero della giacca, scaraventandolo sul cofano e sbattendo la testa del malcapitato sul parabrezza (peraltro danneggiandolo leggermente) della Fiat Punto di servizio con cui erano intervenuti i militari di supporto al primo equipaggio. Il militare, poi denunciato dai due giovani, sarebbe stato a questo punto bloccato e rimproverato dai colleghi che avrebbero poi provveduto a far salire nell'auto di servizio anche il nordafricano. In via Manzoni sono poi intervenute ben tre pattuglie della polizia e una dei carabinieri. Agenti e militari, per circa due ore, hanno battuto palmo a palmo la zona, ipotizzando che il 19enne ed il 22enne potessero aver nascosto qualcosa. Nulla però sarebbe stato trovato ed entrambi sono stati così liberi di fare ritorno a casa. Il giovane nordafricano, dopo essere rincasato, avrebbe iniziato ad avvertire un forte malessere: i genitori, sentito quanto era capitato al figlio, lo hanno accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale dell'Angelo di Mestre. L'indomani la decisione di denunciare in caserma a Mogliano il trattamento subito.

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