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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Mogliano Veneto

Morì asfiassiato mentre lavorava, il gup assolve tutti gli imputati

Michele Ferrazzo aveva 53 anni quando, la mattina del 14 settembre del 2018, fu trovato morto all'interno di un vano tecnico di tre metri per due collocato qualche metro sotto il livello del suolo dove l'uomo si trovava per effettuare una derattizzazione del mais. Assolti in abbreviato tutti e tre le persone che erano accusate di omicidio colposo

Non c'è la prova che Michele Ferrazzo, l’operaio di 53 anni, residente a Maserada, dipendente della S.D. Disinfestazioni, morto il 14 settembre del 2018 alla Trevimais di Mogliano Veneto all’interno di un vano tecnico di tre metri per due collocato qualche metro sotto il livello del suolo dove l'uomo si trovava per effettuare una derattizzazione del mais, sia morto per le esalazioni mortali, forse di ammoniaca.  E così oggi, 15 marzo, il gup Carlo Colombo, ha assolto in abbreviato tutti e tre gli indagati (l'accusa era omicidio colposo) perchè "il fatto non sussiste". "Siamo delusi - ha detto l'avvocato della famiglia Ferrazzo Antonio Maria Borello - alla luce di quanto emerso dall'indagine ci aspettavamo una sentenza diametralmente diversa".

Quel giorno Ferrazzo aveva posizionato appunto le esche per la derattizzazione in altri luoghi dello stabilimento ma nel vano in questione i vigili del fuoco, che erano intervenuti sul posto, avevano rilevato un’alta concentrazione di ammoniaca, cosa che farebbe pensare che l'operaio sia stato impegnato nella disinfestazione del mais usando altri prodotti. Esisteva anche la possibilità che il cosiddetto “agente mortale” si trovasse già nel vano tecnico nel momento in cui è sceso il lavoratore, magari a causa di precedenti lavorazioni. E il 53enne di Maserada, che non indossava la mascherina, non poteva saperlo. Ma la terza ipotesi, quella che, in attesa del deposito delle motivazioni pare aver convinto il giudice, chiamava in causa invece un evento naturale: Ferrazzo avrebbe sofferto di una patologia cardiaca e sarebbe morto per cause naturali. Questo almeno era quanto, sulle cause del decesso, diceva la relazione di Alberto Furlanetto, il medico legale che aveva effettuato il post mortem.

Assolti quindi, sia pur con la formula dubitativa, il rappresentante legale della ditta che aveva incarico di svolgere le operazioni (che agiva in sub appalto) e che era la datrice di lavoro dello sfortunato operaio, il responsabile legale della ditta appaltatrice (la Triveneta Disinfezioni) quello della Euro Cinque di Mogliano, facente parte del gruppo Trevimais, difesi dagli avvocati Elisa Berton, Simone Guglielmin, Giorgio Dussin e Gianluca De Sario.  

Il pubblico ministero Gabriella Cama aveva invece chiesto per tutti una condanna a 2 anni e 4 mesi, senza il beneficio della sospesione condizionale della pena a causa del comportamento processuale degli imputati e la loro scarsa collaborazione nelle indagini. 

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