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Giovedì, 25 Aprile 2024
Cronaca Mogliano Veneto

Aggressione di Mogliano, le videocamere non risolvono il "giallo"

Dai frame delle telecamere, posizionate nella zona intorno al sottopasso di via Monte Cimone a Mogliano Veneto dove sarebbe avvenuto il tentativo di violenza, sarebbe stato possibile identificare Albano Dova, 27enne albanese, e la sua vittima 20enne ma soltanto negli ultimi minuti della presunta aggressione, sventata grazie all'intervento provvidenziale di una squadra dei vigili del fuoco di Mestre

Le immagini delle telecamere di sorveglianza non sembrerebbero in grado di risolvere il "giallo" del tentato stupro, avvenuto la notte del 16 marzo scorso, di cui si sarebbe reso protagonista Albano Dova, 27enne albanese accusato di aver cercato di violentare una ragazza di 20 anni di Mogliano.

Dai frame delle riprese delle videocamere, posizionate nella zona intorno al sottopasso di via Monte Cimone a Mogliano Veneto, sarebbe stato possibile identificare i due giovani ma soltanto negli ultimi minuti della presunta aggressione, sventata grazie all'intervento provvidenziale di una squadra dei vigili del fuoco di Mestre. Al momento, quindi, non ci sarebbero conferme alla versione della 20enne, che ha raccontato di essere stata in balia dell'albanese per tre ore, durante le quali l'uomo avrebbe cercato di forzarla ad un rapporto orale e l'avrebbe colpita al costato con un pugno.

Nei giorni scorsi intanto il tribunale del Riesame ha respinto il ricorso del difensore dell'uomo, l'avvocato veneziano Giorgio Pietramala, presentato contro la decisione del giudice per l'udienza preliminare Gianluigi Zulian che aveva stabilito la misura cautelare in carcere. Dova era già evaso dagli arresti domiciliari nel febbraio del 2018, in cui si trovava accusato di maltrattamenti nei confronti della compagna e del pestaggio, in concorso con altre tre persone, avvenuto la notte del 13 novembre 2016, a Preganziol, ai danni di Massimo Biasotto, cameriere 40enne che, a seguito dell'aggressione, fu ricoverato in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Treviso, da cui si risvegliò con danni neurologici permanenti.

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