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Mogliano: a tu per tu con i ladri in casa, notte di terrore per un consigliere comunale

Nel mirino Giorgio Copparoni: lui e la moglie risvegliati nel cuore della notte. I "topi d'appartamento" scappano su un'auto bianca. Indagano i carabinieri

MOGLIANO VENETO Risvegliarsi per un rumore e trovarsi a tu per tu con i ladri che stavano cercando di svaligiare l'abitazione. Questa la terribile esperienza vissuta nella notte da Giorgio Copparoni, consigliere comunale di Mogliano e titolare del locale "La Lampada", e dalla moglie. L'episodio attorno alle 3.50 di questa notte presso la residenza di Copparoni, in via Donatello, a Zerman di Mogliano Veneto. I malviventi sono penetrati in casa scassinando una porta finestra e una zanzariera al pianterreno. Il rumore provocato dai "topi d'appartamento" ha subito risvegliato i coniugi che si sono alzati di soprassalto.

La moglie si è avvicinata al soggiorno, ha notato un'ombra proiettata sul pavimento e pensando si trattasse del figlio che rientrava in casa lo ha chiamato per nome. Non era lui. Il ladro si è dileguato, facendo cenno alla donna di fare silenzio. Il classico "shhh" con il dito indice davanti alla bocca. Il malvivente è poi salito su una vettura bianca, guidata da un complice (che probabilmente era riuscito a sua volta ad entrare in casa), e si è dileguato. A Giorgio Copparoni, sconsolato, non è rimasto che contattare il 112. I "topi d'appartamento" si sono accontentati di poche decine di euro, denaro che era contenuto nel portafogli del figlio del consigliere comunale. Ma la paura è stata tanta.

"Comincia a diventare un pò fastidiosa questa situazione -commenta con un filo di ironia lo stesso Copparoni- un mese fa mi è stato rubato il pianale ed il cassetto del cruscotto del mio furgone, un Fiat Scudo che utilizzo per lavoro. Dopo quello che è successo lo scorso anno a casa non conservo più nulla". Il riferimento dell'esercente è ad un furto in casa subito nella notte del 10 agosto 2015: all'epoca i ladri sono riusciti a fuggire con denaro e preziosi che erano custoditi in una cassaforte che venne divelta a colpi di mazza. "Quella volta almeno non eravamo in casa": chiude Giorgio Copparoni.

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