Attentato a casa di Simone Rech: patteggiano zio ed esecutore

L'episodio era avvenuto nella notte del 3 ottobre del 2017 presso l'abitazione dell'imprenditore vitivinicolo a Monfumo. Un anno e otto mesi a Bergamin e 2 anni e 10 mesi di reclusione per Possamai

L'imprenditore vitivinicolo Simone Rech

Un anno e otto mesi e 2 anni e 10 mesi di reclusione. Queste le pene patteggiate stamattina davanti al gup Bruno Casciarri rispettivamente da Attilio Bergamin e Primo Possamai, considerati il mandante e l'esecutore materiale dell'attentato dinamitardo ai danni della casa dell'imprenditore Simone Rech, avvenuto il 3 ottobre del 2017 a Monfumo.

Il 71enne Bergamin, incensurato, ha ottenuto il beneficio della sospensione della condanna ed è tornato subito in libertà. Mentre per Possamai, che ha svariati precedenti per detenzione illegali di armi e esplosivi, è arrivata l'attenuazione della misura cautelare: l'uomo è uscito dal carcere di Santa Bona e si trova ora agli arresti domiciliari nella sua casa di Nervesa, dove sconterà i circa 15 mesi di reclusione che rimangono conteggiando il periodo già trascorso dietro alle sbarre dopo l'arresto.

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A portare gli inquirenti sulle tracce di Bergamin (che è il pro zio di Rech) e Possamai era stato lo stesso imprenditore vittima dell'attentato, che aveva raccontato di vecchie ruggini tra lui e il 71enne. Ma ad incastrarli erano state invece le intercettazioni telefoniche. In alcune i due parlavano della bomba come della "pacca", a cui sarebbe dovuta seguirne un'altra ancora più forte. In altre Possamai confida a una terza persona  suoi timori: sospetta di essere finito nel mirino dei carabinieri e ha paura che Bergamin, pressato dagli investigatori, possa vuotare il sacco. Per i legali di Bergamin e Possamai, gli avvocati Andrea Zambon del Foro di Treviso e Massimo Munari del Foro di Padova, il patteggiamento ha rappresentato «una scelta processuale e non l'ammissione di responsabilità per quei fatti».

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