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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca Montebelluna

Ricatta disabile per mantenere il segreto su una storia d'amore, condannata 52enne

Dura sentenza in primo grado nei confronti di D.R., una residente a Montebelluna: 3 anni e 7 mesi. Avrebbe chiesto e ottenuto 30 mila euro da una giovane con lievi problemi psichici per nascondere alla sua famiglia la relazione con un albanese

Trentamila euro era il prezzo per mantenere il silenzio sui quella storia, apparentemente d'amore, di cui non voleva che la sua famiglia non sapesse nulla. Si trattava di un ricatto durato per due anni in cui una giovane montebellunese, affetta da un lieve deficit psichico e appartenente a una famiglia benestante e piuttosto in vista, si sarebbe vista costretta a versare settimanalmente dai 300 ai 400 euro alla sua aguzzina, D.R., 52enne anche lei residente in città. Il processo di primo grado, in cui D.R. doveva rispondere dei reati di estorsione e circonvenzione di incapace, si è concluso con una autentica stangata: la 52enne è stata infatti condannata a 3 anni e 7 mesi di reclusione per estorsione (la circonvenzione d'incapace è stata prescritta) e mille euro di multa. Alla donna, che dovrà versare 5 mila euro di provvisionale (il risarcimento sarà deciso con diverso giudizio civile) sono stati imposti anche 5 anni di interdizione ai pubblici.

Arriva dunque al capolinea  questa storia penosa che ha visto come protagonista una donna, difesa dall'avvocato Andrea Zambon (che ha anunciato appello) e appartenente a una nota famiglia circense, che avrebbe agito in accordo con l'albanese 47enne Erald Hysa, l'uomo che aveva avuto la relazione con la presunta vittima e che per questi fatti ha già patteggiato in udienza preliminare. «Pagami o racconto a tuo papà della vostra storia e dei regali che gli facevi» sarebbe stato scritto in numerosi sms che la 52enne avrebbe inviato alla giovane, che al fidanzato albanese non avrebbe lesinato nulla tanto da arrivare persino ad acquistargli una automobile da 18mila euro. Ma la famiglia non sapeva niente di quella relazione e, per quanto fosse finita, la ragazza non voleva svelare il suo segreto. É stato così che dal giugno del 2014 all'inizio dell'estate del 2016 si è trovata stretta nelle spire del ricatto. «Paga o parlo» le sarebbe stato intimato.  

Così ogni settimana la vittima del "ricatto" avrebbe versato a D.R. quel pizzo in denaro liquido, fino a 400 euro alla volta. Alla fine aver garantito il silenzio sulla sua vita sentimentale sarebbe costato 36 mila euro. Ma a quel punto la giovane si era resa conto di non poter continuare a pagare ancora e così ha deciso che era meglio confidarsi con i genitori. Ed è partita la denuncia. 

Per la Procura la 52enne, che nel febbraio del 2018 era stata condannata a un anno di reclusione per un furto simulato in un bar di Caerano, ha abusato dello stato di infermità psichica della vittima, una condizione che è stata confermata dagli accertamenti clinici. Giocando sulla debolezza della vittima la 50enne avrebbe dato corso a una campagna di minacce e intimidazioni sia di persona che attraverso messaggi telefonici. 

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