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Cronaca Montebelluna

Nel computer video e foto pedopornografici, imprenditore a processo

La scoperta, casuale, è avvenuta nel 2018 all'interno di due apparecchiatire elettroniche che erano state prese all'uomo, residente nel montebellunese, inviaschiato in una indagine per contraffazione di documenti

Quando i carabinieri gli hanno esaminato il computer, alla ricerca di prove contro la "mente" di una vasto traffico di documenti di identità validi per l'espatrio, hanno trovato qualche invece cosa di decisamente inaspettato: immagini pedopornografiche, divise in cartelle che contenevano 30 video e un paio di fotografie. Così ora l'uomo si ritrova al processo, oltre che per la contraffazione, anche per detenzione di materiale pedopornografico.

La storia risale al 2018 quando il 50enne, residente in un comune del montebellunese e che di professione fa l'impresario edile, rimane invischiato in una indagine che rigurdava una rete che avrebbe confezionato documenti, tutti falsi, che poi sarebbero stati venduti a immigrati extracomunitari e avrebbero permesso loro di lasciare l'Italia o rientrare nel nostro paese. Ma quando le forze dell'ordine gli entrano in casa per una perquisizione e sequestrano un personal computer e un laptop, non immaginano che dentro ai dischi fissi degli apparecchi elettronici invece che i files relativi ai documenti trovano delle directory con - regolarmente salvate-  delle immagini vietate. Si tratta di 30 video e due foto che ritraggono dei soggetti, tutti di età inferiore ai 18 anni, intenti in svariati rapporti sessuali con uomini maturi.

Le immagini non sarebbero "originali" ma risulterebbero tutte da vari siti internet attraverso un software di scarico. E' la tesi dell'imputato, che si dice assolutamente innocente. «Ignoravo la presenza di quel materiale nei miei computer - sarebbero state le sue parole - non ho mai scaricato consapevolmente le immagini». Secondo la tesi difensiva (il 50enne è assistito dall'avvocato Luca Dorella) si sarebbe trattato  di un download automatico, files che l'uomo avrebbe fatto finire inconsapevolmente nei propri computer in quanto "nascosti" e attaccati a materiale lecito. Solo una perizia sullo scarico e soprattutto un'analisi che dica se foto e video siano stati visionati successivamente potrà dirimere la questione.
 

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