Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Montebelluna

Pianta una freccetta sulla tempia dell'amico: «Vendetta per gli abusi sessuali subiti»

Il 18enne che il 30 giugno del 2022 avrebbe aggredito un conoscente in piazza Marconi a Montebelluna ha risposto alla domande del pubblico ministero della procura minorile di Venezia. Il gesto sarebbe una ritorsione contro il 21enne che, 11 anni prima, lo avrebbe violentato quando aveva solo sei anni

Le "vecchie ruggini", quei dissapori che lo avevano portato, il 30 giugno dell'anno scorso, a piantare una freccetta da competizione alla tempia di un 21enne, hanno una ragione davvero inaspettata. «Undici anni fa sono stato vittima di abusi sessuali da parte del ragazzo.

Lo so, ho sbagliato, ma la rabbia era tanta e alla fine è esplosa». La sconvolgente rivelazione, di cui gli investigatori della Procura minorile di Venezia sarebbero stati già al corrente, è venuta alla luce nel corso dell'interrogatorio, nella città lagunare, a cui il ragazzo, ora appena maggiorenne, si è sottoposto oggi, martedì 11 luglio. Inizialmente sembrava che il litigio fra lui e un 21enne, avvenuto in piazza Marconi a Montebelluna, fosse stato originato dal banale diniego alla richiesta di una sigaretta. Attorno alle 18 la vittima stava passeggiando lungo la piazza quando all’improvviso era stato sorpreso alle spalle da un giovane che, con il viso travisato da un foulard, gli avrebbe sferrato una manata alla testa conficcandogli la freccetta alla tempia. Poi l'autore dell'aggressione era fuggito lasciando il 21enne a terra e dolorante. Il mistero sulla sua identità era durato quattro giorni: dopo notti insonni e quel segreto tenuto per sé il ragazzo ha deciso di uscire allo scoperto confessando tutto agli investigatori. Era stata la madre che, raccolta la sua confessione, lo aveva convinto ad andare spontaneamente alla caserma dei carabinieri autodenunciandosi. «Sono stato io a conficcare la freccetta alla tempia di quel ragazzo - aveva detto - è stato un raptus di rabbia per delle vecchie ruggini che avevo con lui». La procura dei minori aveva quindi aperto un fascicolo ma nei confronti dell'allora 17enne non era stata emessa nessuna misura cautelare. Ma ieri è uscita la verità. Undici anni fa il ragazzo, che al tempo aveva tra i sei e sette anni, sarebbe stato vittima di abusi sessuali dall'altro, oggi 21enne. I fatti sarebbero avvenuti nei pressi dell'oratorio di Ca' Onada ed erano stati seguiti anche da una denuncia da parte della madre. «La donna - spiega l'avvocato del giovane, attualmente indagato per lesioni personali aggravate - aveva accompagnato il figlio al campo di basket per una partita con degli amichetti. Ad un certo punto non lo vede più e uno dei bambini presenti le dice che lo avrebbe visto andare via con un altro ragazzino. La madre si mette a cercarlo quando, da dietro un siepe, lo sente piangere. Il mio assistito aveva i pantaloni e la biancheria abbassate e vicino a lui c'era l'aggredito di una anno fa, che al tempo aveva solo 10 anni. Messo alle strette dalla signora il ragazzino avrebbe chiesto scusa e sarebbe scappato via».

La querela presentata dalla donna, corredata anche dei riscontri del pronto soccorso, però non approda a nulla data l'età del denunciato. Per il figlio invece inizia un vero e proprio calvario, fatto di notti insonni, pensieri di suicidio, cariche di aggressività nei confronti della madre e anche della sorella e di un percorso con uno psicologo privato (il servizio pubblico pare non essersi interessato particolarmente della vicenda, così come gli assistenti sociali) che però la donna non ha potuto proseguire per problemi economici. «Il mio cliente - conclude a dire l'avvocato Torrisi - si è sentito abbandonato dalle istituzioni pubbliche. Per di più aveva notato che l'altro ragazzo teneva dei comportamenti da "bullo" e dava fastidio ad altri coetanei. Così ha pensato di farsi giustizia da solo. Ora, in attesa delle determinazioni del pubblico ministero, la priorità è che il ragazzo riprenda un percorso di aiuto, magari tornando a bussare al servizio pubblico che questa volta, vista la serietà del caso, auspicabilmente prenderà sul serio la sua situazione».

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