Raccolgono soldi per il "cuore artificiale", in cinque finiscono a processo

Per la Procura di Treviso si tratta di un investimento ma nessuno degli imputati era iscritto all'albo dei promotori finanziari

Cinque persone a processo a Treviso per investimenti sul cuore artificiale

Realizzare un cuore artificiale con una ricerca sperimentale che però abbisogna di tanti soldi, che sarebbero stati restituiti con interessi che arrivavano al 30%. Ma quello che veniva proposto come un investimento "etico" si sarebbe dimostrato in realtà un panzana e a molti di quelli che hanno dato il proprio denaro credendoci non solo non sarebbero stati versati gli interessi, ma al momento delle denunce, relative al periodo tra il 2018 e il 2019, non sarebbe stato restituito neppure il capitale originariamente versato.

E' di abusivismo nell'esercizio dell'attività di promotore finanziario il reato di cui devono rispondere 5 persone, residenti tra la provincia di Treviso, Venezia e Pordenone. Si tratta di Luciano Bianchin, 58enne di Crocetta del Montello, Luca Padovan, 31enne di Conegliano, Alessandro Pavan, anche lui 31enne di Montebelluna e Riccardo Barcolari, 27enne di Venezia e Igor Sarcinelli, 39enne di Spilimbergo, in provincia di Pordenone.

Gli imputati avrebbero proposto ad almeno 12 persone (che si sono costituite come parti civili) di investire nell'attività di ricerca scientifica della Ellebi Fin Llc, una società con sede nel Delaware. Il reato prospettato nel processo in corso a Treviso sembrerebbe confinare con la truffa: i cinque, in molti casi conoscenti delle vittime, avrebbero raggranellato in tutto la bellezza di 240 mila euro, più altri soldi che sarebbero stati versati sotto forma di assicurazione. Ai malcapitati che hanno creduto alla bontà dell'iniziativa promettevano interessi da capogiro, il 10% il primo anno anno, il 20% il secondo e il 30% il terzo, ma le cifre messe sul piatto hanno faticato ad arrivare e quando sono state saldate la liquidazione è avvenuta a fronte della minaccia legale. E comunque mai tutta.

Per la maggior parte infatti il capitale originale è rimasto una chimera e tutt'oggi, a fronte delle intimazioni alla sua restituzione, arrivano mail che spiegano come vi sia solo un piccolo ritardo e che presto i soldi arriveranno. Per la Procura di Treviso non si sarebbe trattato comunque di dazioni liberali, quanto piuttosto di un investimento a cui la parti offese venivano sollecitate. Ma nessuna delle persone implicate avrebbe ottenuto la regolare iscrizione all'albo.

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