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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca Montebelluna

Trafficanti di droga presi con le fototrappole, in 8 finiscono davanti al giudice

La banda avrebbe, fino al 2015, recitato a lungo il ruolo di protagonista nel mercato degli stupefacenti nell'area compresa tra il montebellunese, la castellana, l'asolano e il feltrino. Tra gli italiani finiti nei guai: si tratta del 48enne Silvio Merlo di Trevignano, di Gennaro Giuliano 50enne di Istrana e Ivo Gadenz, 56enne di Feltre

Erano stati "beccati" dalle fototrappole del Corpo forestale dello Stato durante gli incontri per lo smercio della droga e per cinque di loro, tutti magrebini e considerati i "grossisti" del traffico, e tre italiani, era stata disposta la custodia cautelare in carcere, prima che tutti gli imputati fossero rimessi in libertà. E' così che gli otto sono finiti a processo per spaccio di sostanze stupefacenti.

La banda avrebbe, fino al 2015, recitato a lungo il ruolo di protagonista nel mercato degli stupefacenti nell'area compresa tra il montebellunese, la castellana, l'asolano e il feltrino. I tre italiani, il 48enne Silvio Merlo di Trevignano, Gennaro Giuliano 50enne di Istrana e Ivo Gadenz, 56enne di Feltre nel bellunese, sono considerati figure di secondo piano nella scala gerarchica dell'organizzazione criminale ma funzionali, come dettaglianti, al consolidare il traffico che ruotava soprattutto intorno all'hashish ma che avrebbe riguardato anche altre droghe pesanti come la cocaina. 

L'indagine, iniziata nell’ottobre del 2014 con l’arresto di un giovane nordafricano e che ha portato a smantellare la rete dei "venditori di morte", era durata oltre un anno. Alla sua conclusione erano stati sequestrati tra l'altro 11 chili di hashish e 21 mila euro in contanti ritenuti il frutto dello spaccio. Durante la vasta operazione antidroga i carabinieri di Montebelluna erano  riusciti a scoprire i nascondigli della droga e a risalire ai pusher grazie alle fototrappole del corpo forestale dello Stato. Fondamentale per il lavoro dei militari infatti, sono state le immagini riprese dai dispositivi che vengono solitamente utilizzati per fotografare e riprendere animali difficilmente osservabili.

A mettere sulle tracce della rete di spacciatori era stato proprio il magrebino finito per primo in manette. Era stato trovato con una ingente quantità di droga e subito si era pensato ad un grossista che riforniva il mercato al dettaglio. La distribuzione a chi poi la vendeva al cliente finale avveniva in una vasta area di campagna tra Montebelluna e Caerano San Marco. Per individuare i luoghi esatti dello scambio e acquisire le prove del traffico i carabinieri avevano quindi deciso di utilizzare le fototrappole. E' così che si è scoperto che le partite di stupefacente venivano nascoste sotto il terreno in prossimità di campi coltivati, oppure in nascondigli nei tronchi d'albero.

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