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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca Moriago della Battaglia

Omicidio a Moriago, congelata la "superperizia" chiesta dall'accusa

Oggi, 3 aprile, si è svolta di fronte alla Corte d'Assise la prima udienza nel processo a Fabrizio Biscaro, reo confesso dell'omicidio di Elisa Campeol, la 35enne di Pieve di Soligo uccisa il 23 giugno del 2021 con venti coltellate in una spieggetta sul Piave all'Isola dei Morti, nel comune di Moriago di Battaglia. Lo sfogo dell'avvocato della famiglia: «Vogliamo solo giustizia»

«L'imputato si trova praticamente ricoverato in un ospedale mentre la povera Elisa è morta in una maniera bestiale. E questa cosa crea ancora grande sofferenza ai genitori e a tutta la famiglia». E' lo sfogo dell'avvocato della parte civile Lorenza Secoli al termine della prima udienza del processo a Fabrizio Biscaro, il 35enne che il 23 giugno del 2021 uccise in una spiaggetta sul Piave all'Isola dei Morti (nel comune di Moriago della Battaglia) con venti coltellate la 35enne Elisa Campeol. L'unica colpa della giovane donna, che era residente a Pieve di Soligo, fu l'essere da sola mentre prendeva il sole.

Oggi, 3 aprile, Biscaro, presente in aula, assistito dal difensore, l'avvocato Rosa Parenti, è comparso di fronte alla Corte d'Assise (i giudici togati sono Ieri De Biasi e Gianluigi Zulian) per rispondere del reato di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla sevizie (alla vittima fu tagliato l'orecchio sinistro, con cui l'omicida si presentò per costituirsi alla stazione dei carabinieri di Valdobbiadene per costituirsi). In apertura di procedimento il difensore ha inoltrato nuovamente la richiesta di cancellazione delle aggravanti per poter accedere all'abbreviato, che però è stata negata. Congelata anche la "superperizia" invocata dal pubblico ministero Gabriella Cama, secondo cui non vi sarebbe certezza relativamente alle condizioni di salute mentale di Biscaro, che dalla fine del 2021 è ricoverato presso il Rems di Noagara, in provincia di Verona.

L'avvocato Parenti ha spiegato che in realtà una diagnosi definitiva sul suo assistito esiste ed è stata compilata dai proprio dai sanitari della casa di cura giudiziaria nel gennaio scorso. Secondo il documento Biscaro sarebbe affetto da un disturbo che riguarderebbe lo spettro psicotico e da una forma di schizzofrenia. Problemi per i quali avrebbe anche iniziato una cura. La corte ha stabilito che il 1 giugno ascolterà tutti i consulenti che hanno esaminato il 35enne (tra cui il perito del gip Tullio Franceschini e quello della difesa, lo psichiatra Alberto Kirn) in contraddittorio. Solo al termine verrà presa una decisione sulla "superperizia" chiesta dall'accusa. E' stato inoltre acquisito il fascicolo di indagine (dal momento che sui fatti e sulle responsabilità non vi sono dubbi) ad esclusione della perizia della Procura.

Biscaro, che aveva tentato due volte il suicidio (nel 2018 e nel 2020) sarebbe stato in cura al centro di salute mentale e avrebbe subito un ricovero di oltre un mese e mezzo presso una comunità. L'uomo (giudicato dal consulente del gip "totalmente incapace di volere" al momento della commissione degli atti ma in grado si stare a processo) era sottoposto una terapia per "depressione profonda" ma poco prima dell'omicidio i sanitari avrebbero cambiato la cura, iniziando a somministrargli dei farmaci psichiatrici. Poi ci furono però le dimissioni dal csm (chieste dallo stesso 35enne) e di lui i servizi socio sanitari persero le tracce. Il pubblico ministero lo ha definito un soggetto che prova "disprezzo per tutta la razza umana" (come avrebbe detto nel corso degli interrogatori), che non fa trasparire nulla, non ha un minimo di empatia e che non lascia spazio alle emozioni.

«Biscaro - torna a dire la Secoli, legale dei familiari di Elisa - non era affatto un "malato". Tutti quello che ha fatto prima dell'omicidio lo conferma, compreso il sopralluogo sul luogo del delitto avvenuto il giorno prima, quando sulla spiaggetta del Piave vide Elisa Campeol. Lui ora è poco più di un ricoverato, la figlia dei miei assistiti è invece morta. In questo processo noi vogliamo soltanto giustizia».

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