Scultura danneggiata al Museo Canova: il turista-vandalo confessa

A distruggere le dita dei piedi di Paolina Borghese è stato un 50enne austriaco che, a seguito del caso mediatico scatenatosi, ha proposto rifondere le spese per la sistemazione

L'opera così come danneggiata

I carabinieri della Stazione di Pieve del Grappa, coordinati dal comandante della Compagnia di Castelfranco Veneto, Enrico Zampolli (video qui sotto), hanno identificato il turista austriaco che, il pomeriggio del 31 luglio scorso, durante una visita alla Gipsotecha “Antonio Canova” di Possagno, si è reso responsabile del danneggiamento di tre dita del piede destro del modello in gesso della statua “Paolina Bonaparte come Venere Vincitrice, realizzata tra il 1804 e il 1808 dal famoso artista possagnese. Le indagini dei militari dell’Arma hanno avuto inizio quando i responsabili della sicurezza del prestigioso museo si sono accorti del danno e hanno richiesto gli intervento dei carabinieri che hanno effettuato un approfondito sopralluogo, rilevando tutte le tracce utili e acquisendo le immagini della videosorveglianza interna che aveva immortalato in maniera nitida tutte le fasi dell’evento.

In particolare, è stato verificato che, verso le ore 12.30 e quindi durante l’apertura al pubblico, il turista si era sdraiato a fianco della preziosa opera facendosi fotografare da un’altra persona in posizione plastica. Nel rialzarsi, però, l’uomo ha involontariamente distrutto parte del piede della statua. A quel punto, accortosi del danno causato, visibilmente turbato da quel suo gesto sconsiderato e indeciso sul da farsi, si è poi allontanato sparendo dalla vista delle telecamere della videosorveglianza. Le indagini dei carabinieri di Pieve del Grappa hanno però permesso di stabilire, fin da subito, che quella persona faceva parte di un gruppo di turisti austriaci che, nel rispetto delle attuali disposizioni in materia di prevenzione sanitaria, aveva prenotato regolarmente la visita attraverso un accredito inviato via mail al museo. Proprio da quel messaggio di prenotazione è stato possibile individuare generalità e recapiti della donna, residente appunto in Austria, che aveva riservato l’accesso alla Gypsotheca anche per conto degli altri appartenenti al gruppo.

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Pertanto, effettuate tutte le verifiche del caso, i militari dell’Arma, con l’ausilio di un interprete, hanno contattato telefonicamente la signora nel frattempo ritornata in patria, spiegandole con dovizia di particolari l’accaduto ed evidenziando la gravità del danno causato dal turista facente parte del gruppo che lei aveva accompagnato in visita. A quel punto, in lacrime e presa dalla disperazione, la signora ha affermato che l’autore del gesto era il marito che, preso dal panico e resosi conto del danno causato, si era allontanato. La donna ha perciò dichiarato che era intenzione del consorte spiegare l’accaduto, scusarsi e rendersi disponibile ad affrontare le conseguenze delle sue azioni.

Infatti, poco dopo, l’uomo, un cittadino austriaco di 50 anni, ha inviato alla Stazione dei carabinieri di Pieve del Grappa un accorato messaggio in posta elettronica con cui, nel trasmettere le sue generalità e la foto della propria carta d’identità, ha confermato i fatti così come ricostruiti dalle indagini, assumendosi totalmente la responsabilità e consapevole delle conseguenze che lo attenderanno. Oltre che dall’inequivocabile tenore confessorio del messaggio, i militari hanno comunque effettivamente riscontrato che la foto del documento d’identità del turista combaciava perfettamente con l’uomo ritratto nei fotogrammi della videosorveglianza del museo. Di conseguenza, nella serata di lunedì i carabinieri hanno trasmesso all’Autorità Giudiziaria una dettagliata relazione sul contenuto delle indagini per le relative valutazioni del caso.

La lettera di scuse del turista

«Volevo auto-denunciarmi, dopo che oggi ho letto dell'incidente sui giornali austriaci e mi è subito stato chiaro che dovevo mettermi in contatto con voi. Già prima di questa mail, ho chiamato il signor Vittorio Sgarbi (Presidente della Fondazione Antonio Canova ndr) e il museo, senza però raggiungerli personalmente». Inizia così la lettera di scuse di D. H., il turista austriaco, individuato grazie ai filmati, che sabato scorso aveva danneggiato un'importante scultura di Antonio Canova custodita nel museo di Possagno. «Io rimango a completa disposizione - prosegue - per questo incidente, è stato un comportamento irresponsabile da parte mia, le conseguenze non mi erano note, pertanto ho continuato normalmente la visita al museo e l'intero soggiorno in Italia». Il turista, D. H., che risiede ad Aistersheim, racconta ancora: «Mi trovavo con un gruppo di 10 persone, in occasione del mio cinquantesimo compleanno, durante un'escursione di quattro giorni, di cui l'ultimo a Venezia e siamo tornati dal nostro viaggio la di lunedì. Durante la visita al Museo di Possagno, mi sono seduto sulla statua, senza però accorgermi del danno che evidentemente ho causato. Mi scuso in tutti i modi. Rimango a vostra disposizione per e-mail, telefono o, se necessario, volentieri anche personalmente, per qualsiasi informazione e in qualsiasi momento»: conclude il turista.

La reazione di Sgarbi

«Sono arrivate le scuse, evidentemente il turista è stato consigliato da qualcuno, magari dalla moglie. Ha ammesso il suo folle gesto. Meglio di niente». Questo il commento all'Adnkronos di Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Antonio Canova, alla lettera di scuse inviata dal turista austriaco che, sabato scorso, ha danneggiato un'importante scultura di Antonio Canova, la 'Paolina Borghese', custodita nel museo di Possagno.

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«È andata come immaginavo io - prosegue Sgarbi - e abbiamo anche un video a dimostrarlo. Il signore si è tranquillamente disteso sulla
Paolina Borghese per riposarsi, altro che selfie. Ormai si scambia la cultura per un divano. A questo punto dovremmo procurare dei divani da mettere nei musei così tutti si potranno sdraiare. È stato un episodio clamoroso. Meno male che almeno ha mandato le scuse».

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