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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Cronaca Mansuè

Non si presenta al processo in cui sarebbe vittima di maltrattamenti, la Procura dispone l'accompagnamento coatto

La donna, un 35enne di Mansuè, aveva puntato il dito contro il compagno e padre dei suoi figli, salvo poi ritrattare tutto

Prima ha ritirato la denuncia, dicendo agli investigatori, di «aver esagerato». Poi ha deciso di non presenziare alle udienze del processo che vede il compagno accusato di maltrattamenti e lesioni personali. Oggi un "contrattempo" l'avrebbe trattenuta a Mansuè, dove vive la coppia che nel frattempo ha anche avuto un nuovo figlio. Cosa che ha fatto uscire dai gangheri il pubblico ministero, che ha chiesto e ottenuto che la donna, alla prossima udienza, il 14 luglio, venga accompagnata in Tribunale coattivamente dai carabinieri.

Eppure sono gravissime le accuse che la 35enne ha rivolto al convivente, un 39enne, che per gli stessi reati aveva subito un procedimento anche dalla Procura di Pordenone (dove i due vivevano), conclusosi con una condanna. «Mi insulta, minaccia di morte me e i figli, mi picchia e mi violenta» aveva detto la presunta vittima.
La denuncia era arrivata nell'estate del 2020 sul tavolo del pubblico ministero Barbara Sabbattini. «Mi ha minacciato di morte e lo ha fatto anche nei confronti dei figli» erano state le parole riferite agli investigatori. Gli ultimi fatti di cui è accusato lui sarebbero accaduti tra giugno e agosto del 2019: prima l'avrebbe presa a calci buttandola fuori di casa, poi l'avrebbe aggredita convinto che la donna avesse una relazione in Puglia, dove si era recata a vivere dai genitori dopo l'ennesimo litigio, salvo tornare a casa sua qualche settimana dopo. E soprattutto l'avrebbe più volte obbligata ad avere rapporti sessuali a cui lei si sarebbe strenuamente opposta.

La difesa, affidata all'avvocato Giuseppe Muzzupappa del Foro di Treviso, ha già pronta la tesi difensiva. «La farò testimoniare in favore del mio assistito - ha spiegato - questa è una situazione molto delicata soprattutto perché di mezzo ci sono figli minori. Non è un caso giudiziario ma una emergenza che dovrebbe essere presa in carico dai servizi sociali per aiutare lei e la coppia».

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