Cronaca

Le oasi delle future mamme per le dipendenti in dolce attesa

Il progetto dell'usl 9 per sostenere donne, famiglie e professionalità. Aree dedicate alle future mamme nell'azienda ospedaliera

TREVISO Tra le donne impegnate all’Azienda Ulss 9 di Treviso in professioni sanitarie, ogni anno superano il centinaio quelle in dolce attesa. Grazie al Progetto Agata potranno - volontariamente e compatibilmente con la loro particolare condizione – non tralasciare del tutto l’ambiente di lavoro mantenendo i propri livelli di competenza e acquisendo strumenti e conoscenze utili al rientro. Sono state delineate, infatti, le “Oasi delle future Mamme”. Saranno distribuite su tutto il territorio aziendale per agevolare ulteriormente la dipendente che desidererà frequentarle, favorendone la vicinanza a casa. Il progetto è tra gli argomenti che saranno trattati domani all’annuale Convegno delle Professioni Sanitarie che si terrà al Ca’ Foncello ed ha per tema: “Valorizzare. Persone al servizio di Persone” (programma allegato)

“Agata è il nome di una pietra conosciuta nell'antichità come protezione durante la gravidanza e alla quale veniva attribuita la capacità di far rivelare talenti nascosti –spiega Paola Casson, dirigente del Servizio Professioni Sanitarie -. Ecco perché è stato dato questo nome al progetto  che prevede la creazione delle oasi di lavoro in termini di spazi e di attività, per il personale in gravidanza, nelle quali le future mamme potranno mantenere le proprie competenze e  continuare a contribuire ai percorsi aziendali. Il progetto che stiamo avviando in questi giorni in forma sperimentale, consentirà alle donne di non rinunciare al proprio ruolo, alle esperienze e conoscenze professionali e soprattutto di poter gestire, in una sede  vicina alla propria residenza, il proprio tempo lavoro in maniera  flessibile sulla base delle inevitabili particolari esigenze. Le dipendenti che aderiranno potranno anche scegliere di collaborare alle attività in ambiti come la stesura revisione di protocolli, progetti sul rischio clinico, tutorato e consulenza con neo assunti e studenti, e altri ambiti in cui è richiesta competenza professionale ma sono più compatibili con il periodo fisiologico della gravidanza”.

Nelle Professioni sanitarie, le gravidanze sono state 131 nel 2013 e 110 nel 2014; un numero che segna sopra il centinaio all’anno le dipendenti potenzialmente interessate. Per l’avvio del progetto, sono state individuate come sedi di “oasi delle future mamme” gli ospedali di Treviso e di Oderzo, le sedi Distrettuali di Treviso, di Motta di Livenza e di San Polo di Piave, la sede di Preganziol. A questo ambito lavorativo, il Servizio Professioni Sanitarie ha designato un proprio coordinatore, che sarà di riferimento per le dipendenti che sceglieranno questa novità e con loro disegnerà tempi, settore e quant’altro può favorire la dipendente. “Non sono rari i casi – prosegue Paola Casson - in cui la bella esperienza della gravidanza, pur non presentando situazioni oggettive di gravità, per le nostre professioniste viene condizionata dall’incompatibilità con il lavoro di corsia ospedaliera, dagli inevitabili turni orari legati alla mansione sanitaria, dalla mobilità indispensabile in alcune attività distrettuali e da molti altri fattori propri del lavoro in un’azienda sociosanitaria. Molte colleghe ci hanno fatto notare che ciò spesso comporta l’anticipazione dell’assenza e quindi l’interruzione dell’attività in azienda. L’importanza raggiunta dalle professioni sanitarie e la consapevolezza del ruolo lavorativo che è proprio di ogni donna ci impone di sostenere e favorire il più possibile con ogni mezzo le future mamme che lavorano”.

“La nostra Ulss è un’azienda al servizio di persone fatta da persone – aggiunge il Direttore generale Giorgio Roberti -. L’umanizzazione dei servizi e degli ambienti sanitari non può prescindere da quella del lavoro, favorendo dove è possibile condizioni che valorizzino il nostro personale e lo agevolino a mantenere le sue competenze in quelle fasi della vita in cui non sempre è facile. Tra queste c’è sicuramente la gravidanza. Il progetto nasce direttamente dal Servizio Professioni Sanitarie e dal suo contatto e confronto con i nostri professionisti. Esprimo tutta la mia soddisfazione”.

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