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Tre persone sono indagate per false fatture

Tre persone sono indagate per false fatture

False fatture, noto fiscalista rischia il processo

Luigi Marcuzzo, 71anni, è accusato di essere la mente di un giro di falsi documenti contabili emessi in favore di aziende che volevano far emergere i loro incassi in nero

La Engeneering di Scorzé, la Fer-Consulting con sede a Zero Branco e la Biorisorse di Ponte di Piave sarebbero state il fatturificio da cui uscivano i falsi documenti contabili. Queste le accuse che hanno portato davanti al gup Marco Biagetti Tommaso Pizzo, il 52enne di Zero Branco attualmente agli arresti domiciliari a Marsala, Luigi Marcuzzo, 70 anni, fiscalista di Oderzo e l'imprenditrice Annita Forniz, 71 anni, di Oderzo. L'udienza preliminare è stata aggiornata al 11 marzo per effetto delle richieste della Forniz (difesa dall'avvocato Daniele Panico) di raggiungere un patteggiamento a 8 mesi, con la sospensione della pena, e di Pizzo di essere giudicato in abbreviato.

I fatti di cui si occupa il procedimento fanno riferimento a una serie di fatture false, emesse in favore della Falegnameria Consorti di Mansué dalle sopracitate aziende, tutte di proprietà di Pizzo, per un ammontare di circa 30 mila euro e tre fatte invece alla ditta individuale della Forniz per un totale di 15mila euro. Se Pizzo, che è accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso, arrestato nel corso dell'operazione con cui Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia ha smantellato il clan camorristico affiliato ai casalesi attivo nel litorale veneziano, era il braccio che consentiva di mettere a bilancio passività fittizie, la mente di tutto sarebbe stato Luigi Marcuzzo, difeso dall'avvocato Fabio Crea.

A svelare il meccanismo sono state le confessioni dei titolari di una pmi della castellana, che hanno già ottenuto il patteggiamento insieme ai titolari della Consorti di Mansuè. Secondo quanto è stato accertato le aziende si sarebbero rivolte a Marcuzzo per fare emergere il "nero" e allo stesso tempo scrivere sui libri contabili delle uscite che avrebbero permesso di abbattere l'imponibile dovuto al fisco. Di qui l'utilizzo delle false fatture emesse da due società di Pizzo, la Engeneering di Scorzé e la Fer-Consulting con sede a Zero Branco, insieme alla Biorisorse di Ponte di Piave.

Agli investigatori è stato raccontato che Pizzo nel tempo sarebbe divenuto un punto di riferimento per gli imprenditori, soprattutto dell'opitergino, che ad un certo punto dell'anno si trovavano con fatturati in chiaro troppo bassi perché avevano incassato in alcuni casi fino al 40% dei loro introiti in nero. In cambio versavano a Pizzo l'importo dell'Iva più una sorta di remunerazione per il favore ricevuto.

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