Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

False fatture, nuovo rinvio a giudizio per un commercialista trevigiano

Luigi Marcuzzo, 70 anni di Oderzo, è ritenuto la "mente" di un vasto giro di documentazione fiscale fasulla che permetteva ad alcuni imprenditori di scaricare costi fittizi e ripulire denaro in "nero". L'esecutore materiale sarebbe Tommaso Pizzo, 54enne di Marsala, condannato a 4 anni a Venezia per associazione a delinquere di stampo camorristico

Era stata una operazione della Guardia di Finanza a far scoprire il giro di false fatture

Sarebbe il responsabile di un giro di fatture false di poco inferiore al mezzo milione di euro, di cui Tommaso Pizzo, 54enne di Marsala (Trapani) già condannato a 4 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso nell'ambito del processo ai clan camorristici della Venezia orientale, sarebbe stato invece l'esecutore materiale attraverso due aziende "cartiera".

Luigi Marcuzzo, 70 anni, noto fiscalista con lo studio a Oderzo, è stato nuovamente rinviato a giudizio per essere il mandante di un vasta operazione con la quale alcuni imprenditori trevigiani scaricavano costi inesistenti attraverso documentazione fiscale completamente falsa. Accuse di cui dovrà rispondere il 18 luglio del 2022 insieme a Marian Iulian Mereuta, 37enne romeno, titolare della della M.I.M Allestimenti di Salgareda,  di fronte al giudice Leonardo Bianco. Nel corso dell'udienza hanno invece patteggiato,  a 5 mesi sostituiti da una ammenda di 37 mila e 500 euro, Stefano Nespolo, 53enne di Motta di Livenza, imprenditore di Mansuè proprietario della Meccanica Ennesse, e Angelo Brunetta e Luca Geromel, il primo un 55enne di Motta di Livenza  il secondo un 47enne di Roncade,  titolari di due ditte individuali di Mansuè e Monastier. Per loro la condanna è a 8 mesi, con la sospensione della pena. Dallo stesso procedimento è invece stata stralciata la posizione di Pizzo, rinviato a giudizio, dopo aver rinunciato al rito abbreviato, al 19 luglio del 2022 mentre per Annita Forniz, imprenditrice opitergina, il reato è stato dichiarato estinto per sopraggiunta morte.

Si trattava del secondo troncone di una vasta inchiesta secondo cui Marcuzzo (che a processo è difeso dall'avvocato Fabio Crea) avrebbe messo in contatto Pizzo con alcuni clienti del suo studio che avevano bisogno di far emergere denaro "in nero". Il 54enne di Marsala, un tempo residente a Zero Branco e attualmente sottoposto all'obbligo di dimora presso il suo comune in Sicilia, avrebbe fabbricato, attraverso la Fer Consulting e la Plat Engineering, le fatture false che, oltre a consentire agli imprenditori l'abbattimento dell'imponibile, li avrebbero messi nelle condizioni di ripulire guadagni non dichiarati, ottenendo così un doppio beneficio. In cambio avrebbero versato a Pizzo una piccola "percentuale" come remunerazione. Dal procedimento sono usciti altre 5 persone, tutti imprenditori delle provincie di Pordenone, Padova e Venezia, che hanno patteggiato dopo aver rivelato agli inquirenti il meccanismo della falsa fatturazione.

Pizzo, che con Marcuzzo avrebbe avuto rapporti professionali di lunga data, è rimasto implicato nel processo svoltosi a Venezia sulla cosiddetta "mafia del litorale". L'operazione, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo lagunare, aveva smantellato il clan camorristico affiliato ai casalesi attivo nella costiera adriatica. Per loro il 54enne avrebbe proprio provveduto a riciclare denaro proprio attraverso la compilazione di false fatture.  Nel 2014 Pizzo salì agli onori della cronaca per un falso allarme bomba al Tribunale di Treviso, creato ad arte per impedire la vendita giudiziale della sua casa.

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