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Cronaca Oderzo / Via Francesco Dall'Ongaro

Avvocata accoltellata, al compagno aveva detto: «Se non torno a casa mi ha ucciso in ufficio»

Meri Zorz, civilista 50enne, resta ricoverata in ospedale a Oderzo: è stata operata ad una mano per la lesione ad un tendine, reciso da una delle coltellate di Giuseppe Silvestrini, il cliente 53enne che l'ha aggredita nel suo studio e si è poi tolta la vita a Mansuè, al primo piano del rustico di famiglia

«Mia sorella resta ancora ricoverata, ieri le è stato ricostruito il tendine reciso dalla lama, non ha passato una bella notte: è stata sentita urlare, più volte. Non sono le ferite a preoccupare ma l'aspetto pricologico. E' questo il trauma più grande. Ci ho parlato al telefono, abbiamo cercato di evitare l'argomento, ora ha bisogno di essere più leggera». A parlare è Vania Zorz, sorella di Meri, l'avvocata 50enne che lunedì mattina è stata brutalmente aggredita nello studio legale "Puppinato Zorz", in via Dall'Ongaro a Oderzo, da un cliente, l'infermiere 53enne Giuseppe Silvestrini. L'uomo, dopo averla colpita con diversi fendenti a spalla, braccia e mano, si è dileguato, è tornato a casa, a Baselghelle di Mansuè, e quindi si è ucciso, impiccandosi al primo piano di un rustico di famiglia, andato semidistrutto da un incendio nel giugno 2021. A spingere l'infermiere, dipendente da dieci anni all'Oras di Oderzo, ad aggredire il suo legale sarebbe la rinuncia di quest'ultima all'incarico: Silvestrini le aveva chiesto di seguire le pratiche di successione di alcuni beni ereditati da lui e i fratelli, Renato e Roberta (di cui lui era tutore), dopo la morte del padre Giacomo, due mesi fa. «Se non mi vedi tornare mi ha ammazzato in ufficio»: questa frase è stata pronunciata da Meri nei confronti del compagno prima dell'incontro di lunedì con il 53enne. A confermare questo oscuro presagio è stata la stessa Vania Zorz che in queste ore fa da schermo protettivo della sorella ricoverata e ancora molto provata. «Lasciami vivere per mia figlia»: queste sarebbero state invece le parole con cui Meri Zorz (mamma di una bambina di 8 anni) avrebbe implorato Silvestrini, difendendosi a terra dai fendenti scagliati dell'infermiere.

La Procura di Treviso dovrebbe concedere già nelle prossime ore il nullaosta per le esequie di Giuseppe Silvestrini.  L'arma utilizzata per l'aggressione non è stata ancora ritrovata: è probabile che l'infermiere se ne sia liberato durante il tragitto tra lo studio legale e Baselghelle. «Meri è una persona coraggiosa, non ha paura di nulla» ha commentato l'amica e collega Francesca Ginaldi «a volte si percepisce il pericolo, ci si trova di fronte a persone molto fragili, e del resto il tribunale è purtroppo un luogo di cura come l'ospedale: credo che in questo caso lei l'avesse percepito il pericolo».

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