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Cronaca Pieve di Soligo

Omicidio a Pieve di Soligo, la vittima conosceva il suo aggressore

Oggi, 11 aprile, Mohamed Boumarouan è stato ascoltato dagli inquirenti che indagano sui fatti di sangue avvenuti in via Schiratti il 25 marzo, quando Adriano Armelin fu trovato in un pozza di sangue e con la testa spaccata. Secondo il marocchino l'83enne era una persona buona, conosciuta in zona perchè aiutava chi ne aveva bisogno

Era entrato per avere un aiuto economico: poi la caduta dell'anziano, il sangue che gli usciva copioso dalla nuca e l'intimazione dell'ex elettrauto ad andarsene. Ma Mohamed Boumarouan, il 36enne marocchino residente a Moriago della Battaglia in carcere per l'omicidio preterintenzionale di Adriano Armelin, ritrovato in un lago si sangue e con le mani e i piedi legati all'interno della sua abitazione di via Schiratti la sera del 25 marzo scorso, non voleva andare via. Così, ubriaco, si è messo a litigare con l'83enne, spingendolo e facendolo cadere questa volta sul davanti. Per farlo stare zitto lo ha poi legato e poi se ne è andato, tornando nell'abitazione della vittima soltanto più tardi. A quel punto però sarebbe giunto sul posto  anche uno dei  figli di Armelin, preoccupato perchè il padre non rispondeva al telefono e il marocchino avrebbe tentato la fuga.

Per circa un'ora Boumarouan, oggi 11 aprile, ha raccontato la sua versione dei fatti al pubblico ministero Giulio Caprarola nel corso dell'interrogatorio che lui stesso aveva chiesto. Il marocchino, che era assistito dal proprio difensore, l'avvocato fiorentino Filippo Viggiani, è apparso sconvolto da quello che è successo. E una cosa l'ha ripetuta più volte: «Non c'è stata nessuna rapina, non ho frugato in casa e sono scappato solo perchè ho avuto paura di essere scoperto».

Il 36enne ha raccontato che lui a Armelin già si conoscevano. «Nel giro delle persone in difficoltà - ha detto - Adriano era noto per la sua generosità. Mi aveva già aiutato dandomi dei soldi in passato, per questo mi ha aperto senza farsi problemi». «Ma io - ha proseguito - quel giorno ero ubriaco. Anzi, con me avevo una bottiglia di rum, che ho continuato a sorseggiare per tutto il tempo che sono stato lì». Boumarouan aveva lasciato il lavoro solo una settimana prima: era impiegato in una azienda che fa materassi ed aveva dato le dimissioni perchè «loro (i titolari, n.d.r.) mi avevano detto di fare così dal momento che non potevano più pagarmi a causa di una crisi del mercato».

Mohamed entra nell'abitazione di Armelin e qualche tempo dopo l'uomo cade sulle scale, sbattendo forte la nuca. «A quel punto - spiega - ha visto il sangue e mi ha detto di andare via perchè doveva arrivare qualcuno. Abbiamo cominciato a litigare e l'ho spinto. Poi, per farlo stare zitto, l'ho legato e me ne sono andato, salvo tornare un po' più tardi per vedere come stava e liberarlo. Ma quando mi sono avvicinato per slegargli le mani ho sentito dei rumori e sono scappato dalla finestra del piano di sopra con la borsetta, che aveva dentro le verdure congelate e le merendine che avevo comperato in un supermercato». Quello che invece l'uomo non ha spiegato è perchè si sia cambiato le scarpe quando è tornato a casa di Armellin.
Il pm gli contesta l'omicidio preteritanzionale e la tentata rapina. Nei prossimi giorni il suo avvocato deciderà se fare o meno il ricorso al tribunale della Libertà

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