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Omicidio a Conegliano, il movente: un rapporto conflittuale

A spingere M.C. a uccidere la madre, paola Saporosi, durante un raptus, potrebbe essere stato un rapporto da tempo molto conflittuale tra i due

CONEGLIANO — Un rapporto difficile, liti continue e discussioni sempre più accese. Potrebbe essere questo uno dei motivi che hanno spinto M.C., 36enne di Cordignano, a gettare la madre dall’ottavo piano, preso da un raptus durante un diverbio. Paola Saporosi, 65 anni, è morta sul colpo, dopo un violentissimo tonfo sull’asfalto lunedì pomeriggio, a Conegliano. La donna, dopo aver perso due mariti e un figlio, era rimasta molto legata ai suoi due altri figli, uno dei quali poi l’ha uccisa.

Sembrerebbe che i due non andassero troppo d’accordo, secondo le prime testimonianze. Alcuni dei residenti lunedì pomeriggio, poco dopo l'ora di pranzo, hanno sentito le grida provenire dall’appartamento di Paola, in via Friuli, poi solo un tonfo. Qualcuno ha chiamato la polizia descrivendo una donna distesa a terra, priva di vita. Pochi secondo più tardi, la seconda telefonata al 113, quella del figlio di Paola che si auto-accusava dell’omicidio. Ha atteso l’arrivo dei poliziotti dentro l’appartamento e si è lasciato stringere le manette ai polsi senza fiatare. In Commissariato ha raccontato del rapporto conflittuale che aveva con mamma: “Mi toglieva il respiro, facevo fatica a essere me stesso”, avrebbe riferito il figlio agli agenti durante l'interrogatorio.

Accanto al cadavere della madre c’erano anche gli occhiali del 36enne. Probabilmente era riuscita a strapparglieli di dosso durante una lotta, per cercare di aggrapparsi e di non volare giù dalla finestra, ma per lei non ci sono state possibilità. I vicini di casa, scesi immediatamente a vedere, hanno raccontato di aver sentito le urla e le richieste d’aiuto di Paola Saporosi, ma di aver udito all’improvviso quel tonfo che faceva capire che non c’era più niente da fare. Nonostante siano accorsi in supporto, non hanno potuto fare nulla per cambiare le cose.

Il 36enne, M.C., è stato quindi arrestato. L’accusa è di omicidio volontario con l’aggravante di parentela. Al momento si trova rinchiuso all’interno del carcere di Santa Bona a Treviso. 

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