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Omicidio di Iole Tassitani: l'assassino Michele Fusaro potrebbe uscire dal carcere

Tra il gennaio e il febbraio 2020 Fusaro potrebbe essere libero dopo aver scontato meno della metà della pena inizialmente prevista. Tutto merito della buona condotta e dei permessi

Era la notte tra il 23 e 24 dicembre del 2007 quando Michele Fusaro, falegname di Bassano del Grappa, venne arrestato dai carabinieri di Treviso per il rapimento e l'omicidio di Iole Tassitani, 42enne di Castelfranco Veneto e figlia del notaio Tassitani. Dopo una lunghissima indagine, seguita al rapimento della donna (avvenuto il 12 dicembre), i militari entrarono nel covo dell'assassino e trovarono in garage, all'interno di alcuni sacchi, i resti della donna, fatta letteralmente a pezzi. Il piano era quello di usare l'inceneritore dell'azienda in cui lavorava per farli sparire ma Fusaro non ci riuscì perché il macchinario era in riparazione. Una casualità decisiva per poter inchiodare in tempo il killer che uccise Iole perché questa era riuscita a liberarsi e lo aveva visto in volto.

Sono passati ormai dodici dieci anni da quei drammatici giorni e, dopo la condanna, Fusaro nei prossimi mesi (tra gennaio e febbraio 2020) potrebbe già usufruire dei primi permessi e, grazie alla buona condotta, essere scarcerato prima di aver scontato nemmeno la metà della pena a 30 anni di carcere. Il falegname all'epoca aveva infatti potuto contare su uno sconto di pena dovuto alla scelta del rito abbreviato, sentenza confermata anche dalla Cassazione, per cui ad oggi può far legalmente richiesta di uscire di prigione. Questo il commento ai nostri microfoni della sorella della vittima, Luisa Tassitani: «Non è accettabile che posa uscire dal carcere ancor prima di aver scontato metà della pena, seppur possa avere tutte le ragioni legali dalla sua parte. Spero che il giudice, quando sarà il momento, ci pensi bene. Nel frattempo, come famiglia Tassitani vogliamo alzare l'attenzione sul caso di mia sorella e sul signor Fusaro, come già fatto in questi giorni dai miei nipoti. Trovo inoltre inammissibile che un omicida come lui possa diplomarsi in carcere e addirittura iscriversi all'università. Io, e tanti altri come me e i miei nipoti, abbiamo fatto tanti sacrifici, anche economici, per raggiungere certi risultati. E' allora normale che un assassino possa avere gli stessi risultati senza particolare sforzo? Non sarebbe meglio tenerlo impegnato con lavori socialmente utili? E' vergognoso. Studiare, in questo caso, deve essere un privilegio, deve essere guadagnato».

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