Omicidio di Rolle, in aula il racconto di Katiuscia: «Uccisi con ferocia»

La testimonianza della figlia dei coniugi Nicolasi, trucidati il primo marzo 2018 nella loro abitazione: malore prima della deposizione. Ieri, giovedì, prima udienza del processo a carico di Sergio Papa

Sergio Papa ieri in aula

Si è aperto ieri mattina nell'Aula d’Assise del Tribunale a Treviso il processo a Sergio Papa, il 35enne accusato del duplice omicidio dei coniugi Loris e Annamaria Nicolasi avvenuto la mattina del 1 marzo del 2018 a Rolle. Ed è stato il giorno della deposizione della foglia della coppia, Katiuscia. E' lei che ha ritrovato, a qualche ora dalla mattanza , il corpi martoriati dei genitori, trucidati con una roncola. Prima di salire sul banco dei testimoni ha accusato un mancamento. Katiuscia ha risposto alle domande del pubblico ministero Davide Romanelli  e dell’avvocato della difesa, Alessandra Nava, ricostruendo non senza qualche contraddizione quanto accaduto. A cominciare da quando, il 28 febbraio, una volta rientrata dal lavoro Loris e Annamaria le raccontarono di essersi imbattuti in Sergio Papa. «C’erano già stati degli avvistamenti sospetti nei giorni precedenti, ma quella mattina hanno trovato quel giovane proprio dentro al rustico. Era armato. Per quello la stessa sera mio padre ha tolto tutti gli attrezzi pericolosi dal rustico e li ha portati in casa, dove c’è la caldaia». La donna ha spiegato inoltre che la madre e il padre,  la sera del 28, erano andati in caserma per presentare denuncia ai carabinieri. «Ci sono arrivati però piuttosto tardi, verso le 18. La caserma di Cison era chiusa e sono tornati a casa senza concludere nulla».

Poi ha ripercorso il ritrovamento dei cadaveri quando, rientrando dal lavoro, verso le 14,30,  trova la casa a soqquadro. «La porta era aperta, dentro era tutto per aria: documenti per terra, materassi rovesciati, vestiti e oggetti ovunque. Sono scesa e ho chiamato mia zia Antonietta. Solo dopo ho trovato mio padre. Aveva la testa riversa, un taglio orizzontale sulla schiena e il ventre squartato come un maiale, oltre a un buco sul collo: mi ricordo che le tracce di sangue sono poi rimaste per giorni e giorni su quel terreno argilloso». Il corpo di Annamaria è stato invece ritrovato più tardi, quando Katiuscia chiede disperata aiuto a un vicino, con il quale contatta i carabinieri. «Era già morta, ma io la sentivo ancora gridare - ha raccontato in aula la figlia visibilmente scossa -. Per fortuna non le ho visto il volto». Secondo la ricostruzione degli inquirenti il movente del delitto sarebbe un semplice furto in casa.

Per l'accusa gli indizi raccolti a carico di Papa sono solidi e collocherebbero inequivocabilmente il 35enne sul luogo del delitto: dalle intercettazioni telefoniche alle testimonianze dei vicini di casa fino alla traccia di Dna del 35enne trovata sotto le unghie della donna e le dichiarazioni di un conoscente del giovane al quale avrebbe confessato la responsabilità del delitto. Dall’altro la difesa dell’avvocato Alessandra Nava, che di fronte a un processo di fatto indiziario, è pronta a smontare passo passo (traccia di Dna compresa) la ricostruzione dell’accusa, secondo la quale Papa, scacciato la mattina del 28 febbraio dal rustico in ristrutturazione dei Nicolasi (dove aveva passato la notte), sarebbe tornato il giorno successivo, quando redarguito per una seconda volta dai coniugi, avrebbe impugnato la roncola, mai ritrovata, con la quale sono stati martoriati i due anziani.

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