Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Omicidio Vaj, nelle chat fra le imputate c'è la prova della premeditazione

Si è aperto in Corte d'Assise il processo a Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, ritenute responsabili dell'efferato omicidio del 56enne. Respinte le eccezioni preliminari della difesa, si torna in aula il 1 giugno

Patrizia Armellin (a destra) e Angelica Cormaci (a sinistra), le due donne accusate dell'omicidio di Paolo Vaj

Sono le frasi contenute nei telefonini e negli hard disk sequestrati nella casa di via Cal dei Romani a inchiodare Patrizia Armellin, 54 anni, e la 28enne Angelica Cormaci. In quelle comunicazioni tra le due vi sarebbero infatti frasi come «lo voglio morto» che la Cormaci avrebbe scritto in una chat telefonica alla Armellin pochi giorni dei fatti. Il riferimento è Paolo Vaj, il 56enne di Vittorio Veneto che sarebbe stato ucciso nella notte tra il 18 e il 18 luglio del 2019, nella casa di via Cal dei Romani, proprio dalle due donne, per le quali è iniziato oggi, mercoledì 14 aprile, il processo in Corte d'Assise a Treviso in cui sono accusate entrambe di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, della minorata difesa, della convivenza e di aver agito di notte.

La difesa delle due imputate, entrambe presenti in aula, ha tentato il "blitz" che poteva fare saltare il processo così come costruito dal pubblico ministero Davide Romanelli. Gli avvocati Marina Manfredi e Stefania Giribaldi hanno infatti riproposto le medesime eccezioni che erano state respinte in sede di udienza preliminare dal gup Marco Biagetti: la non partecipazione dei due legali alle operazioni del Ris di Parma dentro alla casa in cui si sarebbe consumato l'omicidio, il sequestro non convalidato di materiale ritenuto interessante dagli investigatori, la concessione dell'incidente probatorio sulle ecchimosi che Patrizia Armellin presentava alle braccia subito dopo i fatti arrivata con quattro mesi di ritardo ma soprattutto la mancata partecipazione alle operazioni che hanno permesso al consulente della procura di estrarre il materiale dai supporti informatici, quattro telefonini (di cui solo uno esaminato perché gli altri erano protetti dal codice pin) e gli hard disk del computer.

Dentro conversazioni in cui la Cormaci e la Armellin parlano esplicitamente (ma per i loro avvocati sarebbero solo delle frasi ipotetiche) della morte del 56enne Vaj.  «La deve smettere, altrimenti io lo voglio morto". La chat telefonica è della Cormaci all'indirizzo dell'amica, che lei chiamava "mamy", e  farebbero riferimento alla tensione che si respirava nella casa di Via Cal dei Romani a Vittorio Veneto dove i tre protagonisti vivevano insieme e in cui i litigi sarebbero stati all'ordine del giorno. Ma ci sarebbero anche le conversazioni che le due si scambiavano nell'ambiente virtuale SecondLife, in cui "giocavano" con Paolo Vaj interpretando il ruolo dell' "imperatore", della principessa e della figlia della coppia.

Durante l'udienza è stata anche respinta un'eccezione presentata dalla parte civile, ovvero la moglie di Paolo Vaj, Roberta Bencini, sul numero di consulenti della difesa, anche questa respinta. Si torna in aula, per l'inizio della fase dibattimentale vera e propria, il prossimo 1 giugno.   

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