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Nella foto Paolo Vaj

Nella foto Paolo Vaj

Omicidio Vaj, rinviate a giudizio Patrizia Armellin e Angelica Cormaci

Il 14 aprile 2021 le due donne compariranno davanti alla Corte d'Assise per rispondere dell'omicidio premeditato e aggravato del 57enne di Vittorio Veneto

14 aprile del 2021. Questo è il giorno in cui Patrizia Armellin, 53 anni e la 25enne Angelica Cormaci compariranno davanti alla Corte d'Assise di Treviso per rispondere dell'omicidio premeditato, aggravato dalla minorata difesa e dal fatto di aver agito di notte, di Paolo Vaj, il 56enne di Vittorio Veneto assassinato tra il 18 e il 19 luglio del 2018.

Lo ha deciso oggi, mercoledì 25 novembre,  il gup di Treviso Marco Biagetti sciogliendo la riserva sulla eccezione di incostituzionalità della norma che vieta agli imputati di fatti che comportino la pena dell'ergastolo di chiedere il giudizio abbreviato. La Consulta infatti, decidendo su tre ordinanze di remissione, ha stabilito che la riforma delle legge è legittima sotto il profilo costituzionale e che non sono fondate le censure sull'esclusione del rito abbreviato per i delitti punibili con l'ergastolo. Il gup ha inoltre stralciato i fatti relativi all'estorsione che la Armellin avrebbe commesso ai danni del marito, inviando gli atti alla Procura di Ancona.

Paolo Vaj venne ritrovato asfissiato, il corpo coperto di lividi. L'autopsia dirà che prima di morire aveva bevuto molto tanto da essere in stato alterazione. Il 57enne, la Cormaci e la Armellin inizialmente avrebbero avuto un violento litigio nella camera da letto principale; l'uomo viene colpito da "una trave lungo almeno un metro", probabilmente sostiene la Procura si tratta dell'asta che viene utilizzata per aprire e chiudere le tende, agli arti superiori e inferiori e alla testa, frontalmente e dietro alla nuca. Qualche minuto e l'alterco riprende, questa volta nella cameretta: Vaj è intontito dalla grande quantità di alcolici che ha bevuto, gli vengono immobilizzate le braccia e la Armellin e la Cormaci gli avrebbero compresso il volto con un cuscino, esercitando poi una violenta pressione sullo sterno, provocando così la morte da asfissia per costrizione toracica, con fratture costali bilaterali da sfondamento.

Sulla premeditazione la Procura si è evidentemente basata sui messaggi telefonici scambiati dalle due donne. «Lo voglio morto»,scrive la Cormaci alla Armellin in un sms solo qualche settimana prima dell'omicidio di Paolo Vaj. La chat tra le donne, che sono detenute in custodia cautelare nel carcere femminile di Venezia, è rimasta nella memoria dello smartphone della 24enne siciliana che neppure un mese prima dell'omicidio scrisse a Patrizia: «La deve smettere, altrimenti io lo uccido». I legali delle due hanno sempre puntato sulla tesi della legittima difesa in quanto sarebbero state le imputate ad essere aggredite da Vaj. Ora Patrizia Armellin e Angelica Cormaci rischiano di passare il resto della loro vita dietro le sbarre.

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