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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Cronaca Vittorio Veneto

Omicidio Vaj, uno dei consulenti della difesa: «Non è morto per asfissia»

Nell'udienza di oggi, venerdì 3 dicembre, ha deposto Valentina Bugelli, la dottoressa incaricata dai legali di Angelica Cormaci e Patrizia Armellin di confutare le cause della morte così come prospettate dalla Procura

«Paolo Vaj non è morto per asfissia, piuttosto è probabile che il decesso sia avvenuto per un attacco cardiaco o un episodio fatale di epilessia». Questo ha riferito oggi, venerdì 3 dicembre, in aula la dottoressa Valentina Bugelli, uno dei consulenti della difesa nel processo per la morte di Paolo Vaj, l'uomo che, secondo la Procura di Treviso, sarebbe stato ucciso, nella notte fra il 18 e il 19 luglio del 2019, da Patrizia Armellin e Angelica Cormaci, le due donne finite a giudizio con l'accusa di omicidio volontario, con varie aggravanti tra cui la volontarietà.

La Bugelli era stata incaricata di valutare gli esiti della perizia, disposta dal pubblica ministero Davide Romanelli, sulle cause della morte di Vaj, che sarebbe stato aggredito nella casa di via Cal Dei Romani, a Vittorio Veneto, prima di essere finito dalle due donne che gli sarebbero messe sopra, provocando lo sfondamento toracico e l'asfissia.

«Le fratture alle costole - ha detto il consulente della difesa - non sono così gravi e potrebbero essere state causate in un altro modo, ad esempio con una caduta che avrebbe peggiorato la situazione legata all'incidente che una settimana prima Vaj aveva avuto a bordo del suo motorino. Per esercitare una pressione tale da provocare lo sfondamento toracico ci sarebbe voluto un peso maggiore di quello della Cormaci (rea confesssa) e sul cadavere si troverebbero segni di escoriazione o ecchimosi».

«Non ci sono - ha proseguito la dottoressa - neppure i segni tipici dell'asfissia, come le petecchie, o un enfisema. L'unico elemento presente è la maschera ecchimotica, cioè la tumefazione cianotica del viso e del collo con emorragie cutanee e congiuntivali, che però è comune a eventi cardiaci. La causa più probabile della morte è un infarto o un attacco epilettico, tutte patologie compatibili con un quadro di sofferenza cardiaca, dovuto all'ostruzione significative delle arterie e con il suo stato cirrotico».

In precedenza la Corte aveva respinto la richiesta di effettuare una integrazione dell'esame psichiatrico della Armellin e della Cormaci, sulla base del fatto che i questionari per la loro valutazione psicologica e psichiatrica, che aveva dato risultanze diverse, non sarebbero stati somministrati secondo il protocollo in vigore. Chiusa la fase dibattimentale il processo è stato rinviato al prossimo 28 gennaio per l'inizio della discussione. 

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