Operazione Tsunami: agli arresti domiciliari un militare trevigiano

Importazione e smercio di grosse quantità di cocaina, marijuana e hashish. Settantacinque perquisizioni: l’attività investigativa della procura di Venezia. Coinvolta anche la Marca

In foto i carabinieri di Chioggia in azione

Un cartello della droga con a capo due o tre cellule principali che avevano conquistato il monopolio dello spaccio di stupefacenti a Chioggia. Giovedì mattina, 6 febbraio, i carabinieri della compagnia clodiense, supportati dai colleghi dei comandi provinciali interessati, hanno arrestato 25 persone (22 italiani, 1 ucraino, 1 marocchino e 1 sloveno) nelle province di Venezia, Padova, Treviso, Rovigo, Ferrara e Torino per spaccio di stupefacenti in concorso. Di queste, 18 sono finite in carcere, 5 ai domiciliari, mentre per 2 è scattato il divieto di dimora. Parallelamente alle misure cautelari disposte dal gip Andrea Battistuzzi, i militari della guardia di finanza hanno sequestrato proprietà e titoli per circa 7 milioni di euro, corrispettivo del profitto della fiorente attività di spaccio, eseguendo perquisizioni in 75 abitazioni e proprietà degli indagati e dei familiari più stretti.

Un militare dell'esercito tra gli arrestati 

Tra gli indagati finiti agli arresti domiciliari c'è anche Floriano Stifani, 44enne, nato a Padova e residente in via Zermanesa a Treviso. L'uomo, un sottoufficiale dell'esercito, è ritenuto dagli investigatori uno dei clienti che si rifornivano dalla banda, che poi rivendeva la cocaina. È stato seguito dagli uomini dell'Arma che hanno anche ascoltato alcune conversazioni, nelle quali il 44enne faceva riferimento ai quantitativi di droga da acquistare dai due vertici del gruppo (che erano i fornitori dei piccoli pusher). In totale avrebbe comprato circa tre etti di cocaina, che secondo le indagini avrebbe poi rivenduto. 

Smantellata banda dedita allo spaccio

Tsunami, questo il nome della maxi indagine dei militari dell'Arma, è partita nel settembre 2017 a Chioggia e ha permesso di riscontrare un alto consumo di stupefacenti in città, nonché di acquisire elementi indiziari nei confronti di un gruppo criminale ben strutturato dedito all’importazione e allo smercio di ingenti quantitativi di droga. Il volume d'affari stimato è di oltre 70 chili di cocaina, 150 di marijuana e 30 di hashish. Nel corso degli accertamenti, i militari avrebbero rilevato la presenza di un bacino di almeno 150 acquirenti residenti a Chioggia e nelle province di Venezia e limitrofe.

Racket familiare

La banda era formata in particolar modo da nuclei familiari che si approviggionavano dalla Slovenia e stoccavano poi lo stupefacente in magazzini. I militari del Gico della guardia di finanza, sulla base dei risultati investigativi dei carabinieri, hanno ricostruito i flussi finanziari legati al traffico di droga; accertamenti che hanno riguardato 100 persone, molte delle quali con disponibilità patrimoniali sproporzionate rispetto a quanto dichiarato al fisco. Le indagini si sono focalizzate in numerose attività economiche e assetti societari collegati agli indagati; anche a Tenerife, dove i militari hanno potuto operare ricorrendo all'Ordine di indagine europeo emesso dalla procura di Venezia. Il patrimonio complessivamente ricostruito ammonta a circa 7 milioni di euro, tra beni mobili, immobili, quote societarie e conti correnti bancari.

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Zaia: «Grazie a magistrati e uomini in divisa»

«Una giornata radiosa per la legalità. Grazie e complimenti alla procura della Repubblica di Venezia e a tutte le forze dell'ordine per aver sferrato un colpo da ko a un ramificato sistema di seminatori di morte. Non è il primo, e non sarà l’ultimo, perché con inquirenti, carabinieri, poliziotti, finanzieri così, la certezza è che altre vittorie contro il malaffare continueranno ad arrivare», con queste parole il presidente della regione Luca Zaia si è voluto complimentare con i militari per il risultato della maxi operazione Tsunami. «Mai come in questo caso - ha aggiunto il governatore - si può parlare di maxi operazione, condotta con la solita maestria. Un ringraziamento vada ai nostri bravi magistrati e a tutti gli uomini in divisa, vista anche l’enorme entità della droga maneggiata e i milioni di euro sequestrati oltre, naturalmente, alle tante custodie cautelari e perquisizioni effettuate».

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