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Cronaca Paderno del Grappa

Delitto sul Grappa, il 17enne confessa l'omicidio ma resta il giallo del movente

Sono duranti tre ore l'udienza di convalida e l'interrogatorio di garanzia cui oggi è stato sottoposto il minorenne accusato della morte di Bledar Dedja. Il gip ha deciso di tenerlo in carcere. Intanto escono nuovi dettagli sulle indagini che hanno portato alla sua identificazione

Il 17enne che il 20 gennaio avrebbe ucciso Bledar Dedja, 39enne di Asolo resta in carcere. Questa la decisione presa oggi 26 febbraio dal gip del Tribunale minorile di Venezia dopo una udienza di convalida e l'interrogatorio di garanzia durati 3 ore. Il ragazzo, un italiano di ottima famiglia residente nel comune di Pieve del Grappa, avrebbe ammesso il fatto ma sul movente restano ancora molti punti oscuri. Indagato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione il giovane, dopo il confronto di oggi con gli inquirenti, sarà risentito su richiesta della difesa (affidata all'avvocato Elisa Berton) dal pubblico ministero Giovanni Parolin già nei prossimi giorni.

Intanto escono nuovi dettagli sull'indagine che hanno portato al fermo e che circa due settimane fa sarebbe passata alla competenza della Procura Minorile. Secondo quanto sarebbe stato appurato il 17enne avrebbe avuto un appuntamento con la vittima il giorno dell'assassinio. Nel pomeriggio di sabato 20 gennaio il ragazzo infatti è stato intercettato da alcune telecamere di video sorveglianza in piazza a Paderno del Grappa, dove si sarebbe trovato con Bledar. Poi i due vanno via insieme a bordo della Mercedes Classe B del 39anne diretti in un boschetto di via dei Carpini, una zona isolata nota per essere un punto di incontro per le coppiette.

Dopo l'omicidio, perpetrato con 20 fendenti inferti con un coltello di cucina, di cui uno mortale ha raggiunto Dedja alle spalle bucandogli un polmone e provocando l'emorragia che ha causato il decesso, il ragazzo si sarebbe liberato dell'arma, delle chiavi della vettuira (trovata chiusa) dell'albanese e di alcuni indumenti che si erano sporcati di sangue. Ma nel corso dell'aggressione si sarebbe provocato una ferita da arma da taglio alla mano, un taglio profondo tra il pollice e l'indice. Andato via a piedi da via Dei Carpini sarebbe stato ripreso da una seconda video camera mentre chiede l'autostop ad un passante del posto (la cui macchina è stata anche sequestrata per i rilievi) che l'avrebbe accompagnato fino alla fermata dell'autobus. A questo punto le sue tracce si perdono fino a quando ricompare in un pronto soccorso della zona per farsi medicare la mano.

I frame che lo ritraggono in piazza a Paderno, il particolare dell'autostop e l'accesso in ospedale sono stati i primi elementi che hanno permesso portato gli investigatori sulle sue tracce. Ma la prova finale e decisiva è uscita solo quando è stato sbloccato il secondo cellulare di Bledar, quello che l'uomo avrebbe utilizzato per organizzare la sua "seconda vita" ad insaputa della famiglia, fatta di contatti e appuntamenti segreti a sfondo sessuale con altre persone. Nella messaggeria sono state infatti trovate le tracce inequivocabili dei contatti fra il 17enne e Dedja fra cui pare proprio il messaggio con cui era stato fissato l'appuntamento finale.

Il fermo di polizia avvenuto la mattina di venerdì 23 febbraio è stato deciso sulla base del pericolo di fuga, ritenuto più che concreto. Quando lo hanno preso i genitori sono rimasti visibilmente scioccati. "Sì, sono stato io" avrebbe invece ammesso il 17enne, che sul movente però non avrebbe proferito parola.

Ma era da circa un anno che il ragazzo intratteneva rapporti con Bledar Dedja, che avrebbe conosciuto durante un periodo di alternanza scuola-lavoro presso il locale dove lavorava il 39enne. L'ipotesi è che il giovane fosse finito in una rete di prostituzione - anche minorile - come confermerebbero tra l'altro gli elementi che i carabinieri hanno riscontrato dall'analisi del telefonino della vittima e che adesso sono al vaglio degli investigatori. Forse voleva uscire da quel giro e Bledar potrebbe averlo ricattato, minacciando di dire tutto alla sua famiglia. E per questo il 17enne si sarebbe presentato all'ultimo appuntamento con il coltello con cui ha deciso di uccidere l'albanese.

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