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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Cronaca

Malore alla corsa campestre, il 12enne non ce l'ha fatta

Carlo Alberto Conte, giovane atleta delle Fiamme Oro Padova, era svenuto domenica scorsa durante il "Cross della Vittoria" a Vittorio Veneto. Conclusa in serata la procedura di accertamento del decesso

Non ce l'ha fatta Carlo Alberto Conte, il 12enne padovano colpito domenica scorsa da un malore improvviso mentre stava completando la gara podistica del Cross della Vittoria, in area Fenderl a Vittorio Veneto. Il giovanissimo, atleta delle "Fiamme oro" di Padova e alla sua prima corsa (a novembre aveva superato la visita medica sportiva), si trovava ricoverato nel reparto di terapia intensiva del reparto di cardio-chirurgia dell’ospedale di Treviso. Con lui i genitori che hanno vissuto giornate di angoscia e speranza fino al triste epilogo di queste ore.

Martedì mattina a Padova, alla Basilica di Sant'Antonio, i compagni di classe e altri studenti hanno partecipato ad un momento di preghiera celebrato dal parroco di Santa Giustina, don Federico Lauretta. Andrea Muto, dirigente scolastico del secondo istituto comprensivo "Ardigò" a cui fa riferimento la scuola media "Pascoli" frequentata dal 12enne, ha scritto e inviato una lettera ai genitori del giovanissimo atleta.

«Carlo Alberto non ce l’ha fatta. Un dolore straziante, che provo assieme a tutta la comunità veneta, al mondo dello sport. Mi unisco in un forte e solidale abbraccio alla mamma e al papà, a tutta la famiglia, ai suoi tanti amici, a tutti coloro che in soli 12 anni di vita lo hanno amato e apprezzato. A volte la vita ci mette di fronte a situazioni difficili, se non impossibili, da accettare». Con queste parole il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, esprime il suo cordoglio per la morte del giovanissimo atleta Carlo Alberto Conte, colpito da malore domenica mentre partecipava al Cross della Vittoria a Vittorio Veneto. «Il dolore – aggiunge Zaia – è ancora più grande, perché in queste ore abbiamo sperato che i soccorsi efficienti e immediati e l’impegno dei bravi medici dell’Ospedale Cà Foncello potessero ridare la vita a Carlo Alberto. Così non è stato perché a volte la vita ci propone prove inspiegabili, dolori insopportabili, incredulità di fronte a una situazione che non può essere così tragica».

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