Furti nel bellunese, la difesa dell'imprenditore di Paese: chiesta la scarcerazione

L'avvocato trevigiano Alessandro Canal difende Taulant Leka, il 30enne titolare della Mediatech di Paese: parte dei gioielli sequestrati erano di proprietà della famiglia dello straniero da anni. Non esiste nessun "laboratorio per lavorare i preziosi"

Presentata richiesta al tribunale del Riesame di Venezia per la scarcerazione di Taulant Leka, il 30enne albanese, titolare della Mediatech di Paese, arrestato venerdì scorso dalla squadra mobile di Belluno e dai carabinieri, dopo aver messo a segno cinque furti in abitazioni nella zona di Sedico, in compagnia di altri due connazionali. Il legale difensore dell'imprenditore balcanico, l'avvocato Alessandro Canal (rappresenta anche uno degli altri due arrestati, un connazionale 31enne di Leka), nelle motivazioni con cui si chiede un alleggerimento della misura cautelare, ha negato l'esistenza di un "laboratorio" per la lavorazione di gioielli e preziosi, all'interno della sua villa di via Toti a Castagnole (circostanza evidenziata invece dagli investigatori). Il legale esprime forte perplessità anche per quanto riguarda la refurtiva sequestrata durante la perquisizione presso la residenza dell'imprenditore: alcuni gioielli erano di proprietà della famiglia dello straniero da diversi anni, come testimoniano alcune foto in cui si evidenzia come i preziosi fossero stati indossati in occasione di un matrimonio, un Rolex posto sotto sequestro è inoltre falso. Leka inoltre, sostiene sempre Canal, non sarebbe il capo del gruppo ma semplicemente l'autista del terzetto.

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