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Materiali edili e strade dai rifiuti inquinati: indagini dell'Antimafia e maxi sequestri

Sequestrati 280mila tonnellate di materiale stoccato tra Noale e Paese

I rifiuti, inquinati e contaminati, provenivano da tutto il Veneto e dalle regioni limitrofe e non venivano sottoposti ai trattamenti per immutarne le caratteristiche chimiche ed eliminarne gli inquinanti. Finisce nei guai un'azienda operante nel settore del recupero rifiuti, a seguito di un'indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della procura di Venezia, che ha portato al sequestro di 280mila tonnellate di materiali stoccati (l'equivalente di 10mila trasporti effettuati con autoarticolati) in due aree a Paese (Treviso) e Noale. 

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Le indagini hanno permesso di verificare una diffusa situazione di illiceità gestionale nel corso degli anni. L'azienda miscelava il materiale contaminato (specie metalli pesanti, come rame, nichel, piombo e selenio) con altri rifiuti, per diluire gli inquinanti presenti e realizzare poi, con l'aggiunta di calce, leganti e cemento, aggregati da utilizzare nel campo dell'edilizia e nella realizzazione di sottofondazioni o rilevati stradali. Ceduti a loro volta come materia prima. In alcuni casi, sui materiali prodotti è stata riscontrata anche la presenza di frammenti di cemento contenenti fibre di amianto.

Il sequestro del materiale è stato effettuato dai carabinieri forestali di Mestre, coadiuvati dal personale del Nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale, con la collaborazione dei comandi stazione dell’Arma competenti per territorio e il supporto del 14° Gruppo elicotteri carabinieri di Belluno.

ZANONI (PD) ATTACCA IL COMUNE DI PAESE «Avevo denunciato attraverso due interrogazioni, il 2 agosto e il 30 ottobre del 2017, la grave situazione di Cava Campagnole e il famigerato accordo pubblico-privato tra il Comune di Paese, Cosmo Ambiente e ditta Canzian. Se il sindaco avesse ascoltato il sottoscritto e i consiglieri comunali del Partito Democratico anziché trattare tutti con sufficienza e arroganza non si troverebbe in questa grave e imbarazzante situazione». È quanto dichiara Andrea Zanoni, esponente del PD a Palazzo Ferro Fini, dove è anche vicepresidente della commissione Ambiente a proposito del sequestro dei rifiuti speciali effettuato dai Carabinieri forestali martedì scorso presso Cava Campagnole di Padernello di Paese per circa 200.000 tonnellate a cui se ne aggiungono altre 80.000 in un’area di Noale situata vicino al sito della Cosmo Ambiente. «Esprimo estrema soddisfazione e mi complimento con i Carabinieri forestali, nonché con tutti gli inquirenti per l’operazione effettuata che fa finalmente luce sull’ennesimo traffico illegale di rifiuti, contenenti anche rame, nichel, piombo, selenio e addirittura amianto che arrivavano a Noale e poi a Paese anche da fuori Veneto e successivamente venivano miscelati con l’aggiunta di calce, leganti e cemento per ottenere l’effetto diluizione ed essere così venduti e utilizzati come materiali inerti nei vari cantieri. Tutto ciò, ovviamente, con gravi rischi per l’ambiente a causa del rischio di rilascio di inquinanti nel suolo e nell’acqua con le relative contaminazioni. Un’operazione imponente - sottolinea Zanoni -  a cui hanno partecipato, su delega della Procura della Repubblica di Venezia i Carabinieri forestali del comando di Mestre e del comando di Venezia, i Carabinieri di Treviso, Paese e Venezia, del 14° Gruppo elicotteri di Belluno, in seguito alle indagini durate più di tre anni coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Venezia e svolte dal comando dei Carabinieri forestali di Mestre in collaborazione con l’Arpav del capoluogo». L’esponente democratico trevigiano va poi all’attacco dell’amministrazione di Paese: «Avevo denunciato la gravità dell’accordo del 25 maggio 2017 approvato in fretta e furia dalla maggioranza Lega-Forza Italia in Consiglio comunale su cava Campagnole, impedendo ai cittadini e alle associazioni di categoria e sociali di conoscere in modo approfondito i contenuti così come prevede la legge. La cosa ancora più grave è che il Comune aveva sottoscritto l’intesa senza fare mai il benché minimo riferimento al fatto che questo sito fosse già allora  interessato da un sequestro penale di tre lotti di rifiuti addirittura pericolosi contenenti persino amianto da parte della Procura della Repubblica di Venezia, circa 5.000 metri cubi per capirci. Inoltre era oggetto di un contenzioso con la Regione Veneto per stoccaggio illegale di materiali non conformi e incompatibili con l’attività di cava, circa 45.000 metri cubi, con ripetute diffide per il loro asporto. La Giunta Pietrobon - continua - aveva presentato l’accordo ai cittadini, riconoscendone addirittura un rilevante interesse pubblico, con toni trionfali parlando di realizzazione di un  ‘polmone verde, un’area giochi per bambini, zona recintata per sgambatura per cani’ mettendo però le basi per attività future che nulla hanno a che vedere con il green grazie ad un cambio di destinazione d’uso dell’area».  «Se il sindaco avesse ascoltato il sottoscritto e i consiglieri comunali del Pd - prosegue - ora non si ritroverebbe con un accordo pubblico-privato scritto sopra una montagna colossale di rifiuti. Avevo dichiarato già allora che l’intesa puzzava di bruciato, ora alla luce di questa operazione, dico che è stato scritto sul marcio di una montagna di rifiuti contenenti metalli e materiali pericolosi! E pensare che all’epoca qualcuno parò di volumi pari ad un pacchetto di sigarette. Chissà quanti se ne possono riempire con 200mila tonnellate! A Pietrobon dico che chi è causa del suo mal pianga se stesso e aggiungo che adesso non gli resta che fare, di corsa, l’unica cosa logica e saggia, anche per mettere il Comune al riparo di gravi conseguenze, ovvero l’immediata recessione di quell’irrazionale e grave accordo, fatto con soggetti inquisiti,  che allora vide delle crepe anche in maggioranza».

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