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Cronaca Paese

Rogo di Castagnole: «La porta della lavanderia era sbarrata, impossibile fuggire»

Doveva essere oggi 24 maggio il giorno della sentenza nei confronti di Sergio Miglioranza, l'anziano accusato di aver appiccato il fuoco alla sua casa e aver ucciso la moglie Franca Fava Fiorella Sandre, una 72enne che viveva con loro

Doveva essere oggi 24 maggio il giorno della sentenza nei confronti di Sergio Miglioranza, l'uomo che secondo l'accusa del pubblico ministero Anna Andreatta il 10 giugno del 2020 distrusse con un incendio doloso la sua casa a Castagnole di Paese, provocando la morte della moglie, la 68enne Franca Fava, e di Fiorella Sandre, una 72enne che viveva con loro. La pm, in considerazioni delle aggravanti  tra cui quella delle crudeltà aveva chiesto, lo scorso 15 marzo, la pena dell'ergastolo con l'isolamento diurno per tre anni. Nei confronti del 72enne, accusato di omicidio volontario premeditato e truffa alle assicurazioni, la Procura aveva chiesto anche che venisse  imposta la misura cautelare degli arresti in carcere.

La Corte d'Appello di Treviso, nella udienza odierna, ha voluto approfondire il particolare relativo agli oggetti che avrebbero sbarrato la porta di uscita della lavanderia, che si trova al piano terra cioè proprio dove le due vittime erano solite dormire. Franca Fava e Fiorella Sandre sarebbero asfissiate mentre cercavano inutilmente una via di uscita dalle fiamme che presto le avrebbero raggiunte. I vigili del fuoco risentiti hanno confermato che la porta sarebbe stata ostruita da numerosi oggi messi uno sull'altro: tavoli, pezzi e assi di legno (con vicino alcune bombole di gas)  che però non è possibile dire da quanto si trovassero in quella posizione. Di certo sembravano però messe apposta per impedire che le due vittime potessero uscire e mettersi in salvo.

Sergio Miglioranza, nelle ipotesi della Procura, avrebbe impiegato 17 minuti a mettere in atto il piano diabolico. Questo almeno dice la superperizia disposta dalla corte e effettuata dai periti Alberto Sturaro e Arnaldo Bagnato. L'incendiario, secondo i due esperti, avrebbe preparato 11 punti di innesco, 9 esterni alla casa e due internamente al primo piano utilizzando della benzina e dei blocchetti accendi fuoco. Poi avrebbe acceso il tutto (prima a quelli posti fuori dall'abitazione e successivamente a quelli interni) e quindi sarebbe uscito definitivamente dalla casa. Il rogo avrebbe attinto il piano terra provenendo dall'esterno, prevalentemente dalla alberature. Ma l'incendio che sarebbe scaturito al primo piano sarebbe nato dagli inneschi posti al di fuori della camera e di un cucinotto.

L'anziano sarebbe stato "reticente nelle sue dichiarazioni", avrebbe cercato di depistare gli inquirenti portando a processo dei presunti indizi su un altro responsabile e la sua ricostruzione dei fatti presenterebbe numerose contraddizioni. Invece, secondo il pubblico ministero Andreatta,  avrebbe agito spinto dal massimale dell'assicurazione sulla casa e quello che avrebbe pensato di portare a casa con la copertura della moglie, che però era contraente della polizza e quindi non risarcibile. La pm, nel corso della sua requisitoria, aveva quindi parlato delle intercettazioni telefoniche (un colloquio che era avvenuto con il fratello del presunto piromane) in cui un conoscente diceva che Miglioranza voleva liberarsi della presenza soprattutto della moglie, arrabbiata con lui perché aveva dilapidato circa 150 mila euro in un investimento fatto con una donna rom, che poi non gli avrebbe neppure restituito il capitale. La sentenza è attesa il prossimo 4 giugno.

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