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Mercoledì, 21 Febbraio 2024
Cronaca Paese

Rogo di Castagnole, intorno alla casa c'erano dieci punti di innesco delle fiamme

La rivelazione è venuta oggi, 11 ottobre, nel corso della deposizione di un vigile del fuoco, che ha indagato sull'incendio, secondo cui il fuoco si è sviluppato in maniera troppo rapida per essere nato solo in una posizione

Dieci diversi punti di innesco collocati fuori dalla casa, più due invece posti all'interno, uno sulle scale che portavano al piano superiore e uno in salotto. E' un piano dettagliato quello che secondo la Procura di Treviso sarebbe stato attuato da Sergio Miglioranza, il 72enne accusato di aver dato fuoco a Castagnole, il 10 giugno del 2020, alla sua casa con all'interno la moglie, Franca Fava di 68 anni, e una amica di famiglia, la 74enne Fiorella Sandre. Secondo le indagini l'uomo, a processo per duplice omicidio pulriaggravato e premeditato, incendio doloso, violazione dei sigilli apposti sul terreno teatro della tragedia e tentata truffa ai danni dell'assicurazione, avrebbe agito spinto proprio dal premio dell'assicurazione, denaro che gli sarebbe servito per rifarsi una nuova vita e forse ripianare dei debiti.

Nell'udienza di oggi, 11 ottobre, la deposizione chiave è stata quella di uno dei vigili del fuoco che si è occupato di appurare l'origine del rogo e valutare se fosse stato o meno doloso. Secondo il pompiere sarebbero stati almeno dieci i punti di innesco collocati intorno alla casa, di cui i principali si trovavano in corrispondenza dell'uscita e delle finestre dei locali che le donne - entrambe con problemi di deambulazione - utilizzavano come camere da letto. La conferma che il fuoco non sia divampato in un punto per poi propagarsi all'intera abitazione, ma sia nato per effetto di tanti roghi distinti, viene da indicazioni che il vigile del fuoco ha dichiarato essere univoche.

In primo luogo, quella che appare essere come più di una deduzione deriva dalle riprese delle videocamere di sorveglianza di una ditta che si trova nella vicinanze della casa. Intorno all'una di notte gli screen riprendono due bagliori, che successivamente si appurerà essere attribuibili a due esplosioni che avvengono in corrispondenza dell'entrata principale e di quella al piano superiore.
All'una e quattro minuti Fiorella Sandre avvisa Miglioranza che è scoppiato un incendio, all'una e sette minuti la donna chiama poi il 113 per chiedere aiuto. Vede fiamme all'esterno mentre il fumo sta invadendo la casa. Soltanto quattro minuti dopo essere stato allertato dall'amica della moglie, il presunto omicida chiama a sua volta i soccorsi. Ma le fiamme sono già alte, circa una ventina di metri, come confermerà anche un vicino di casa.

L'incendio, la cui furia distruttrice si propaga in pochissimo tempo, sarebbe stato alimentato da veri e propri punti di innesco, alimentati tutti con liquido infiammabile. La conferma viene dal fatto che le tracce del fuoco non sono uniformi e manca la continuità: tutto intorno alla casa ci sarebbero stati dieci punti in cui il calore sprigionatosi sembrava essere stato fortissimo. E il piromane avrebbe persino calcolato i tempi a scalare per scatenare il rogo tutto intorno. All'interno, inoltre, le verifiche successive al disastro appureranno che le fiamme avevano fatto crollare gli intonaci malgrado l'assenza di grandi quantità di materiale infiammabile (cosa che è stata appurata anche per l'esterno). Sulle scale, tra l'altro, in uno dei teorici punti di innesco interni, vengono ritrovati i resti di una pila di vestiti che, ad un esame più approfondito, sembrerebbero essere stati imbevuti di idrocarburi. I rilevi eseguiti poi grazie all'utilizzo di un drone avrebbero messo in evidenza da dove sarebbe partito l'incendio, mettendo i vigli del fuoco in grado di identificare gli inneschi.

Le porte di uscita della casa erano sbarrate: alcune avevano dei pezzi di lamiera e lastre in legno legno che ne impedivano il passaggio, altre, come l'uscita della lavanderia, erano sottoposte ad un "mare di fuoco" dovuto al fatto che una bombola del gas era stata lasciata aperta e il getto che fuoriusciva bruciava direttamente contro una altra bombola, al punto da essere talmente rovente da fondere il rubinetto in ottone. Il teste, a questo riguardo, durante il processo ha ricordato che esiste un sistema di sicurezza dei contenitori di gpl secondo il quale, per essere lasciati aperti, si deve ruotare del tutto la valvola, che in caso invece di errata chiusura accidentale fa sì che il gas non possa fuoriuscire. Dietro al gesto ci sarebbe insomma la mano di qualcuno.

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