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Cronaca Paese

Tragedia di Castagnole, Miglioranza: «Pensavo fossero uscite, invece erano intrappolate dentro»

Il 72enne, accusato di duplice omicidio volontario della moglie e di una amica per il rogo divampato il 10 giugno del 2020, ha deposto in aula. Nella sua versione dei fatti i dubbi relativi ad almeno altre quattro persone che avrebbero potuto scatenare l'incendio

Non solo i 200 mila euro che una donna rom avrebbe ricevuto perchè avrebbero reso molto: Sergio Miglioranza, accusato del duplice omicidio della moglie Franca Fava di 68 anni e la 74enne amica di lei Fiorella Sandre, deceduto a seguito del rogo della loro casa di Castagnole di Paese  avvenuto il 10 giugno del 2020, avrebbe avuto altri "nemici" da cui guardarsi le spalle. Lo ha detto lo stesso Miglioranza che oggi, 24 gennaio, ha deposto nel processo che lo vede imputato anche per incendio e frode all'assicurazione. L'uomo ha testimoniato per oltre 4 ore, sottoposto prima alle domande del pubblico ministero Anna Andreatta e poi al contro esame dei suoi legali, gli avvocati Rossella Martin e Simone Guglielmi. 

«Ceo, sono quà». Queste sono state le ultime parole che Miglioranza, secondo la sua versione, avrebbe sentito uscire dalla bocca di Franca Fava. In una meticolosa ricostruzione l'imputato ha tracciato tutto il percorso che avrebbe fatto dentro alla casa quando l'incendio era ormai divampato. «Pensavo fossero uscite fuori, non avevo idea che fossero rimaste intrappolate dentro all'abitazione» ha detto spiegando il perchè non era tornato nella casa in fiamme, giusticando peraltro le discordanze di contenuto con quanto riferito nell'interrogatorio che avvenne il giorno dopo l'incendio con il fatto che «ero sconvolto, mi era appena stato detto che mia mia moglie non c'era più, non ero lucido».

Ma è sulle responsabilità che Miglioranza insinua parecchi dubbi su altre persone. Il 72enne non punta il dito su nessuno in particolare ma parla di «tre, quattro persone a cui ho fatto dei piaceri o dato dei soldi e che poi mi avrebbero minacciato». In primo luogo c'è la donna rom a cui l'uomo avrebbe consegnato 200 mila euro per un «investimento ad alto rendimento». Dei soldi però neppure l'ombra: anzi, sollecitata al telefono per la la restituzione, la nomade alla fine avrebbe ridato a Miglioranza solo 500 euro, di cui però 300 chiesti subito come ulteriore prestito.

Vi sono poi altri due rom: una persona a cui il pensionato avrebbe dato circa 1.500 euro, mai restituiti, e un "capoclan" di Paese che "voleva fare il padrone in casa mia, dove mettere cose". Infine ci sarebbe stato un senegalese che, neppure un mese prima del rogo che ha distruittoi la sua casa, l'avrebbe minacciato perchè voleva che Miglioranza ospitasse ufficialmente una sua conoscente. 

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