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Meno dolore durante il travaglio All'Ulss 8 il protossido di azoto

Dà sollievo alle partorienti e aiuta le ostetriche in sala parto. Il sistema, dopo la sperimentazione, è attivo a Castelfranco e Montebelluna

Ridurre il dolore durante il parto grazie al protossido di azoto. È la tecnica entrata a regime in queste settimane nelle due unità operative di ginecologia e ostetricia di Castelfranco Veneto e Montebelluna. Una miscela di gas medicali messa a disposizione della partorienti che agisce come analgesico e ansiolitico, riducendo quindi la sensibilità al dolore e rendendo la puerpera più rilassata.

SPERIMENTAZIONE - Durante la fase iniziale di utilizzo, eseguita a  Montebelluna, si è voluto valutare la reale efficacia della miscela, somministrandola, in un studio controllato, a 27 partorienti (alcune al primo parto, altre al secondo)  e valutandone l’efficacia mediante l’uso di un questionario, dove le donne dovevano esprimere l’intensità del dolore percepito, prima e dopo la somministrazione, in base alla scala VAS di misurazione del grado di dolore, che va da 0 a 10 (laddove 10 è il massimo di dolore percepito). Mediamente le valutazioni sono passate da 8/9 a 4/5, con un dimezzamento quindi dell’intensità del dolore di quasi il 50%; inoltre  l’80% delle donne ha espresso grande soddisfazione e e lo riutilizzerebbe in un altro parto.

BASSO RISCHIO - "È un sistema sicuro ed efficace - commenta il direttore sanitario dell’Ulss 8, Paola Corziali - che non espone le donne a tutti quei rischi connessi con la peridurale che, invece, richiede l’intervento dell’anestesista”.

VANTAGGI - “La miscela a base di protossido di azoto - spiega il dottor Enrico Busato, direttore di ostetricia e ginecologia del San Valentino di Montebelluna - pur non essendo un anestetico, rappresenta un’alternativa alla peridurale che si può inquadrare come efficace azione di supporto fornita all’ostetrica che assiste il parto. Grazie al protossido, la puerpera riesce a sopportare meglio anche un travaglio molto lungo, arrivando alla fase espulsiva con maggiore riserva di forza ed energia”. Un altro vantaggio del protossido di azoto è che può essere utilizzato insieme ad altre forme di analgesia naturale; inoltre consente la libertà di movimento e la possibilità di assumere le posizioni più congeniali e può essere somministrato anche qualora la puerpera opti per il parto in acqua. “A differenza del parto-analgesia, non essendo una pratica invasiva, l'uso del protossido non richiede accertamenti o colloqui preliminari, e, se la gravidanza è fisiologica, la donna può decidere di sfruttare questo servizio direttamente in sala parto. Il medico ginecologo, assieme all'ostetrica, decide se la gravida può essere inclusa nella somministrazione”, spiega il dottor Sante Tosetto, direttore di Ostetricia a e Ginecologia del San Giacomo di Castelfranco Veneto.

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