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Investito e ucciso sul cavalcavia di San Giuseppe: pochi 3 anni per Federica Dametto

Il giudice ha rigettato la nuova richiesta di patteggiamento presentata dai legali della barista 38enne di Casier: ubriaca e drogata aveva travolto il coetaneo Enrico Scarabello

TREVISO Rigettata ancora una volta la richiesta di patteggiamento presentata dai legali di Federica Dametto, gli avvocati Fabio Capraro e Francesco Fava. Secondo il giudice la pena di tre anni di reclusione è troppo lieve rispetto alla gravità dei fatti contestati alla barista 38enne di Dosson di Casier.

Accusata di aver investito e ucciso giovedì 3 settembre 2015, lungo il cavalcavia di San Giuseppe, Enrico Scarabello, suo coetaneo residente a Carbonera, la 38enne è chiamata a rispondere dei reati di omicidio colposo, omissione di soccorso, guida in stato d'ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti e a questo punto rischia, in caso di condanna, una pena superiore ai sette anni di carcere.

Di fronte al giudice Cristian Vettoruzzo si è aperto il processo a carico della donna e sono sfilati i testimoni del pubblico ministero. Le forze dell'ordine intervenute sul luogo dell'incidente hanno riferito circa i rilievi effettuati mentre Salbre Abrougaui, il 22enne del Burkina Faso che aveva dato l'allarme, ha raccontato di aver visto la Dametto avvicinarsi a Elisa Zanardo subito dopo l'investimento ma anche di averla poi vista allontanarsi a piedi.

Anche la moglie della vittima doveva essere sentita in aula ma non si è presentata in tribunale. Per questo motivo il giudice ne ha disposto l'accompagnamento coatto per la prossima udienza, fissata a inizio maggio, riservandosi la decisione in merito alla revoca della misura cautelare dell'obbligo di dimora a cui è ancora sottoposta la Dametto a cui il pubblico ministero ha dato parere favorevole.

Se da un lato prima di arrivare a sentenza servirà analizzare le varie perizie di parte, dall'altro pare dato per assodato che l'imputata, dopo aver investito e ucciso il 37enne di Carbonera, era stata trovata con un tasso alcolemico di 3,1 g/l. I test tossicologici successivi avevano poi stabilito che guidava anche sotto l'effetto di metadone e di EDDP (una sostanza sintetica derivata proprio dal metadone). Dopo essersi fermata, Federica Dametto era risalita sulla sua Rover bianca venendo ritrovata al volante nella vicina via Cattaneo, dove aveva perso conoscenza.  

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