Frode del carburante, arrestato anche un 45enne di Oderzo

Nell'indagine della Guardia di Finanza di Pavia anche Alberto Drusian, attualmente ai domiciliari. La truffa accertata ammonta a oltre cento milioni di euro in Iva evasa

L'organigramma dell'oragnizzazione

Una maxifrode all'Iva da 100 milioni è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Pavia. Oltre 100 finanzieri hanno eseguito 13 misure cautelari personali e 22 perquisizioni su tutto il territorio nazionale supportati da unità cinofile e con l'ausilio di unità aeree. L'operazione delle Fiamme Gialle 'Fuel Discount' sradica una organizzazione criminale che attraverso un sistema di frodi carosello ha sottratto circa 100 milioni di Iva in poco più di due anni e ha riciclato in Italia e all'estero i proventi illecitamente accumulati. A capo dell'organizzazione soggetti contigui alla camorra e alla criminalità romana legata ai Casamonica. Agli arresti domiciliari anche un 45enne di Oderzo, Alberto Drusian, considerato uno degli incaricati all'acquisto del carburante che poi andava rivenduto ai vari distributori.

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Tutto nasce quando, nel gennaio 2019, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Pavia, sulla base di attività di intelligence e insospettiti da un notevole aumento del transito di autocisterne con targa slovena o croata dirette ad un deposito situato nel comune di Vigevano, hanno avviato un'autonoma attività d'indagine, che in poco più di un anno, anche grazie al prezioso ausilio della Sezione della Polizia Stradale di Pavia e dell'Ufficio delle Dogane di Pavia, ha portato a disvelare un'imponente ''frode carosello'' perpetrata nel settore industriale fra i più a rischio, quello dei prodotti petroliferi, a danno non solo dell'erario nazionale, ma anche di tutte le imprese che operano nel pieno rispetto della legge e in applicazione delle regole di libera e leale concorrenza di mercato. Gli artefici della frode, infatti, acquistavano il prodotto, tramite delle c.d. società ''cartiere'' a loro riconducibili, da operatori aventi sede in Repubblica Ceca, Cipro, Croazia, Romania e Slovenia poi, grazie ad un giro di fatture false complessivamente quantificato in oltre 400 milioni di euro, riuscivano a rivenderlo a diversi clienti sparsi sul territorio nazionale o a metterlo in consumo attraverso distributori stradali da loro gestiti in Piemonte, Veneto e Lombardia a prezzi molto più convenienti rispetto a quelli di mercato.

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