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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Cronaca Riese Pio X

Pellet venduto a prezzo stracciato da una ditta "fantasma": quattro arresti

L'indagine è stata conclusa dalla Guardia di Finanza di Este con la collaborazione della Squadra Mobile di Rovigo. Base logistica degli illeciti affari a Casale di Scodosia. Sequestrati beni per oltre 1,5 milioni di euro. Arrestato anche un

Attraverso un giro di fatture false vendevano pellet ad un prezzo maggiormente concorrenziale ed evadevano il Fisco. Quattro arresti, una persona sottoposta all'obbligo di firma e sequestri per oltre un milione e mezzo di euro. E' il bilancio finale di un'attività condotta dalla Guardia di Finanza di Este, svolta con la collaborazione della Questura di Rovigo e coordinata dalla Procura di Rovigo, che ha permesso alle fiamme gialle di dare esecuzione ad un'ordinanza emessa dal Gip rodigino nei confronti di cinque persone. Le misure hanno riguardato un trevigiano di 70 anni, residente a Riese Pio X, un veronese di 35 anni, un veneziano di 64 anni e un 75enne di Rovigo. Due di questi, il veronese e il venziano operavano in un capannone di Casale di Scodosia, da dove è partita l'intera indagine. Ad un quinto indagato residente a Venezia è stata emessa la misura restrittiva dell'obbligo di firma alla polizia giudiziaria oltre al divieto di esercitare qualsivoglia attività imprenditoriale per la durata di dodici mesi.

L'accusa

Gli indagati devono rispondere di reati fiscali in concorso che ha portato appunto anche al sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per oltre 1,5  milioni di euro, oltre al sequestro di 67 conti correnti. Ai quattro arrestati e ad un quinto componente del sodalizio aggravato dall'obbligo di firma si aggiungono ulteriori 6 indagati per i medesimi reati, ma in stato di libertà. Sono residenti nelle province di Verona, Venezia, Treviso, Ferrara e Rovigo. Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria, sono stati perquisiti capannoni industriali e abitazioni tra Veneto, Emilia Romagna e Lombardia nello specifico nelle provincie di Brescia, Ferrara, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia e Verona. 

L'indagine

Le attività investigative sono partite lo scorso anno quando la Squadra Mobile di Rovigo, insospettita dall’ingente quantitativo di beni strumentali e merci, ha avviato una serie di appostamenti presso un capannone nell'area industriale di Casale di Scodosia, nella disponibilità di una società con sede legale a Dolo in provincia di Venezia, dedita al commercio di prodotti energetici, principalmente pellet e legname. I poliziotti hanno sottoposto a sorveglianza il capannone, ipotizzando la ricettazione dei prodotti che si trovavano all'interno. L'attività di sorveglianza ha consentito agli investigatori di poter osservare un importante flusso di mezzi pesanti, con targhe croate e slovene, intestati a società indirettamente riconducibili alle stesse persone che occupavano il capannone monitorato. Ipotizzando una potenziale frode fiscale, l'autorità giudiziaria di Rovigo ha delegato le indagini alla Compagnia della Guardia di Finanza di Este, che già nel dicembre scorso aveva sottoposto a sequestro preventivo il fabbricato industriale, in esecuzione di un provvedimento cautelare dell’autorità giudiziaria di Rovigo, per omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro. 

Le indagini

Le intercettazioni eseguite sono state avvalorate dalle attività ispettive della Guardia di Finanza, consistite nell’analisi della documentazione contabile acquisita presso le sedi delle società interessate, nell’esecuzione di indagini finanziarie, ​nell’invio di questionari ai clienti e nel ricorso agli strumenti di cooperazione internazionale in ambito fiscale. In questo modo sono state identificate le persone artefici della frode, grazie al quale una società di Riese Pio X (Treviso) ha dirottato il proprio volume d’affari verso una società "schermo", ossia la società che operava presso il capannone di Casale di Scodosia, destinata verosimilmente al fallimento una volta esaurita la propria funzione all’interno del sistema che era stato escogitato. I primi segnali sono arrivati con la mancata presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno 2021. 

Società schermo e società schermata

Si è riscontrato, infatti, che il denaro confluito sui conti correnti della società schermo di Treviso, derivante dalla cessione del pellet a quella di Casale di Scodosia, veniva immediatamente bonificato a favore di società slovene e croate, riconducibili all’amministratore di quest’ultima, consentendo di ricostruire la rete dei reali rapporti commerciali intercorsi tra i principali soggetti economici coinvolti. I clienti, sollecitati dai questionari inviati dai militari della Compagnia di Este durante il periodo in cui erano in corso le intercettazioni, hanno chiesto delucidazioni ai referenti commerciali della società schermata, a dimostrazione della falsità soggettiva delle fatture emesse dalla società schermo. Quest’ultima, omettendo sistematicamente di versare le imposte, ha potuto immettere sul mercato il pellet a prezzi maggiormente concorrenziali, a danno degli operatori onesti del settore, e ha consentito alla società schermata di Casale di Scodosia di occultare al fisco i propri introiti.

Fatture false

Sono state inoltre disvelate ulteriori condotte evasive poste in essere dalla citata società della bassa padovana. In particolare, dall’esame della documentazione acquisita è emersa l’esistenza di due società, con sede a Lonato del Garda (Brescia), di fatto presenti nella provincia di Rovigo, le cui unica funzione era quella di ricevere fatture oggettivamente false, recanti la descrizione di beni non commercializzati dall’impresa padovana. Stiamo parlando di arredi per ufficio, piastrelle e carpenteria. Le società in rassegna sono riconducibili a un imprenditore di 75 anni, residente nella provincia di  Rovigo,  recentemente  sottoposto alla misura cautelare  degli arresti  domiciliari, su richiesta della Procura Distrettuale di Brescia, per associazione per delinquere finalizzata, tra l’altro, alla commissione di reati tributari, al fine di agevolare una cosca ‘ndranghetista del crotonese.

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