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Uno dei giardini realizzati da Pierluca Tondo

Uno dei giardini realizzati da Pierluca Tondo

Festival dei Giardini, in gara anche Pierluca Tondo di Conegliano

Il 28enne coneglianese, dottore in Scienze Forestali e Ambientali, presenta un progetto intitolato "Ruota della vita" alla manifestazione che si tiene a Pordenone dal 1 al 9 marzo 2014

E' stato inaugurato sabato 1 marzo il terzo Festival dei Giardini, che animerà Pordenone fino al 9 marzo. Tra i partecipanti all'evento organizzato da Pordenone Fiere nell'ambito di Ortogiardino, salone dedicato al giardinaggio che ogni anno attira oltre 70 mila visitatori, anche un giovane coneglianese, Gianluca Tondo.

Classe 1985, Tondo è laureato in Scienze Forestali e Ambientali e, dopo un periodo trascorso in Canada, ha deciso di trasformare la propria passione per fiori e giardini in un vero e proprio lavoro.

Progettatore di parchi e giardini, sia pubblici che privati, al Festival di Pordenone, che quest'anno ha per tema "Luce ed ombre in giardino", Gianluca Tondo presenta un progetto intitolato "Ruota della Vita" (vedi foto in basso), in collaborazione con l'Azienda agricola Poletto Giuseppe (Ponte di Cordignano), Nat System impianti elettrici di Arcade, Natural Group Piscine (Maerne di Martellago) e Zava Mariano Manufatti in legno di Orsago.

IL PROGETTO - "E’ noto a tutti che le difficoltà nella vita sono all’ordine del giorno. Nello specifico molti Paesi, ed in particolar modo l’Italia, si sono ritrovati ad affrontare una crisi economica che ha portato molte persone al fallimento della propria attività o alla perdita del proprio lavoro da dipendente, finendo con le rispettive famiglie sul lastrico nel giro di poco tempo. Sulla base di questa considerazione e per questo motivo - spiega lo stesso Tondo - rimanendo fedeli al tema del concorso, il progetto vuole rappresentare la metafora del percorso della vita volta a ricreare le due principali situazioni che vive l’uomo di oggi: la caduta e la rinascita, dove la caduta è anche luogo di riflessione della propria condizione".

Partendo da questo presupposto, l'area di lavoro è stata suddivisa da Tondo in due parti unite da un sentiero, che permettono al visitatore di immedesimarsi nella situazione che più lo rappresenta e di passare da una all’altra, scegliendo se entrare dalla parte dell'ombra o da quella della luce.

L'area identificata dall'autore come la zona dell'ombra (a destra) è ricoperta principalmente da una vegetazione tipica del sottobosco: le tonalità sono di colore scuro ma tra esse spiccano quattro esemplari arborei che attirano l’attenzione e simboleggiano, nell'intenzione di Tondo, la speranza.

L'area è attraversata da un passaggio che consente di raggiungere un biolaghetto isolato da canne di bambù, luogo di sosta e meditazione, per poi proseguire verso la zona identificata come "luce" (a sinistra). Qui l'attenzione è cade su due figure stilizzate nel prato, che sembrano danzare sostenendo il simbolo del Sole, simboleggiato dalla vasca circolare e dalla struttura luminosa in legno che la circonda. Le due figure danzanti sono rappresentate da un fitto tappeto di Stipa tenuissima, pianta conosciuta sia per le sue alte capacità di resistenza alla siccità e sia soprattutto per l’idea di movimento, suggerita all’osservatore in presenza di vento.

"Il Sole, grazie alla sua luce - spiega Tondo - è l'elemento che, insieme all’acqua ha contribuito allo sviluppo della vita sulla Terra. Le due figure stilizzate, ispirate ai dipinti Le bonheur de vivre e La danse di Matisse, stanno quindi a suggerire che sono l'uomo e la collettività nel suo complesso ad avere in mano le chiavi del proprio destino e che, grazie alle decisioni prese quotidianamente, è possibile scegliere la propria strada".

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