Cronaca Pieve di Soligo

Raccoglie 300mila euro da dieci investitori, il giudice rimanda gli atti alla Procura

Tarcisio Fabiane, 65enne di Belluno, è accusato di aver promesso ai sottoscrittori una percentuale mensile su compravendite online di varie merci

Rispediti alla Procura gli atti per una possibile truffa da 300 mila euro

300 mila euro raccolti da almeno 12 persone che avrebbero dovuto trasformarsi in provvigioni del 15% su una attività di acquisto e successiva rivendita sui siti on line di e-commerce. Praticamente una percentuale che avrebbe dovuto riconoscere sul "plusvalore" connesso ad ogni transazione. Ma la Procura di Treviso, mossasi sulla base della denuncia presentata da una investitrice di Pieve di Soligo, imputava a Tarcisio Fabiane, un 65enne di Belluno, i servizi di investimento e la violazione dell'articolo 11 del decreto legislativo in materia. In sostanza l'uomo avrebbe promesso la restituzione del capitale più una remunerazione. Il giudice Francesco Sartorio ha invece restituito il fascicolo alla Procura aderendo alla tesi della difesa secondo cui, semmai, si sarebbe trattato di una truffa. Che essendosi però dipanata negli anni tra il 2013 e il 2016 rischia di finire, in buon parte, prescritta.

Tarcisio Fabiane, con dei precedenti che riguardano l'incasso di assegni scoperti, aveva trovato il modo di fare soldi facili: comprava su siti dedicati al commercio on line vari beni e poi li rivendeva sul altre piattaforme. Ma gli mancava il contante per fare queste operazioni. Così, tra in tre anni, raccoglie circa 300 mila euro da dei soggetti ai quali prometteva, ciascuno rispetto alle quote che venivano impiegate nell'acquisto, di pagare un provvigione pari al 15% della differenza tra il costo dell'acquisto e il ricavato dalla vendita. Ma una di questi sottoscrittori, tutti della zona di Pieve di Soligo, capisce invece che il capitale investito verrà restituito sommato ad un tasso di interesse. E scatta l adenuncia.

Così l'uomo, che versava i denari raccolti presso una filiale Unicredit di Conegliano e su una banca svizzera, in due conti uno intestato a sé e l'altro alla società WebMayWay, riconducibile a Fabiane, finisce con un decreto penale di condanna tra capo e collo, contro cui fa opposizione. Il giudice, ascoltata la requisitoria della difesa, accoglie le osservazioni del legale di Fabiane. Che non risulta essere un promotore finanziario e  si sarebbe macchiato semmai del reato di truffa o al massimo di appropriazione indebita, non essendo tutte le operazioni per le quali ha raccolto il denaro andate a buon fine. E rispedisce gli atti alla Procura.

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